​Addio Giuseppe Mezza. Addio stadio San Siro. L'idea di ​Inter e ​Milan sembra ormai essere chiara. Le due società milanesi sono pronte a presentare al Comune di Milano una proposta per la costruzione di un nuovo impianto condiviso nella zona dei parcheggi dell'attuale struttura milanese. Lo stesso Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha aperto - seppur a malincuore - a questa ipotesi: "Spero trovino motivazione a rimettere a posto San Siro ma se mi dicessero che vogliono uno stadio diverso come mi stanno dicendo adesso, io non posso che ascoltarli".


Apertura necessaria ma non scontata. Giuseppe Sala ha infatti più volte dichiarato la sua volontà di tenere in piedi lo stadio San Siro. Ma non sarà così. O meglio, Inter e Milan hanno idee diverse. Ma è necessario trovare un accordo tra le parti. Le due società sono già al lavoro per presentare il progetto del nuovo impianto per ottenere il via libera dal Comune nel più breve tempo possibile e iniziare i lavori tra al massimo un anno.

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A riportare questa decisione è La Repubblica. Inter e Milan hanno bocciato l'idea di ristrutturare il Giuseppe Meazza per questiono logistiche e economiche. Spaventano soprattutto gli eccessivi investimenti necessari per rendere l'impianto milanese tra i più importanti e confortevoli al mondo. Non solo: con i lavori di ristrutturazione le due squadre avrebbero giocato in uno stadio a capienza ridotto, senza considerare l'obbligo di giocare in trasferta durante gli ultimi lavori di ristrutturazione. A conti fatti (non solo economici), le due proprietà hanno deciso di far nascere un nuovo stadio da zero.


Sul progetto però c'è ancora tanto mistero. Si parla di un investimento totale da 700 milioni di euro con l'impianto che sorgerà accanto all'attuale stadio San Siro e che sarà realizzato - una parte - sotto il livello stradale per limitare l'impatto visivo sul quartiere. I tempi? L'idea di Inter e Milan è quella di averlo pronto all'uso a partire dalla stagione 2022-23. Le due squadre quindi condivideranno anche questa struttura, dimezzando drasticamente le spese di investimento anche se sul lungo termine rischia di diventare una scelta azzardata, limitando la capacità di generare gli stessi introiti che può garantire uno stadio di proprietà dedicato ad un solo club.


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