Intervistato ai microfoni di Soccer Magazine, l'ex centrocampista dell'​Inter Benoit Cauet parla di presente e futuro ma anche di passato, partendo dai ricordi più dolci della sua esperienza milanese: "Ne ho tanti, ma la finale di Coppa Uefa di Parigi del 1998 è qualcosa di particolare, sia perché si trattava pur sempre di una finale sia perché è stato il primo trofeo internazionale di Moratti. Senza dubbio quella è stata una partita speciale per tutti coloro che erano all’Inter in quel momento".



È lo stesso anno di quella partita tra Inter e Juventus in cui ci fu il famoso fallo di Iuliano su Ronaldo. Cosa ricordi di quella partita?

"Io ero in campo e fu una partita di tensione anche perché si affrontavano due grandissime squadre. Per il resto credo che tutti ricordano ciò che è successo, compresa la corsa di Gigi Simoni in campo e il caos che ne seguì. Quella partita sicuramente non ha aiutato il calcio".


Per quanto riguarda l’Inter attuale secondo te è il caso di continuare con Spalletti o forse è finito un ciclo?

"Io credo che l’obiettivo che la società si era prefissata era di lavorare ancora con questo allenatore. Da esterno, credo che quello che si sta giocando Spalletti con la sua squadra sta confermando le valutazioni della società. L’allenatore ha dimostrato di essere pronto a portare la squadra ad un livello che non aveva in precedenza".


Il tuo presente. Hai iniziato come tecnico nelle giovanili nerazzurre, oggi invece…

"Alleno una squadra di Serie C francese, anche se la mia crescita come tecnico è arrivata all’Inter grazie allo staff nerazzurro e a Piero Ausilio che mi hanno coinvolto nel progetto interista per il settore giovanile. Hanno creduto nelle mie qualità e sono cresciuto molto. Oggi se sono dove sono è anche per quel percorso che mi ha fatto maturare ed essere pronto per il salto con una squadra dei grandi".


E se un giorno dovessero chiamarti come allenatore Milan o Juventus?

"Questa è una bella domanda (ride ndr). Non saprei, proprio. Facciamo un mestiere particolare, dove cuore e testa pensano due cose diverse. Io sono interista, quindi col cuore magari ti direi di no. Con la mente però devo anche pensare che sono un professionista e parliamo di due grandi società e sarebbe una cosa straordinaria se un giorno mi chiamassero perché significherebbe aver fatto un percorso come tecnico incredibile e sarei onorato. Oggi però non siamo a questi livelli quindi preferisco non pensarci. Ma scelte del genere, ovviamente, fanno parte del nostro mestiere".


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