Jan Huntelaar,Matthijs de Ligt,Donny van de Beek,Rasmus Kristensen

Fucina Ajax: i giocatori scoperti dai Lancieri negli ultimi 30 anni e diventati top player

Il vivaio dell’Ajax è rinomato nel mondo per la sua organizzazione e la competenza di chi si è alternato alla sua guida, oltre che ovviamente per la capacità della rete di osservatori nell’individuare il talento giusto a prescindere da età e nazione di provenienza. 

L’elenco dei campioni usciti dalla cantera ajacida è lunghissimo, e per ragioni di spazio nella lista seguente non sono stati inclusi i figli del Calci Totale, da Cruijff in giù, appartenenti a un’altra galassia. 

E se è vero che è inevitabile che non tutti hanno potuto diventare fuoriclasse, o leggende, incontrovertibile è il dato che i frutti migliori sono stati “distribuiti” un decennio fa, prima che anche la tradizione delle Juvenil si perdesse a fronte del declino della prima squadra 

34. Davinson Sanchez

Pescato a 20 anni dall’Atletico Nacional, il centrale colombiano ha ancora ampi margini di crescita che dovranno essere compiuti anche grazie alla palestra del calcio europeo e inglese in particolare. 


Il passaggio nello Jong Ajax, nel 2016, è stato breve, giusto il tempo per capire che le qualità fisiche erano all’altezza della prima squadra e a maggior ragione del campionato inglese, dove gioca nel 2017 con il Tottenham. La concentrazione va perfezionata così come l’esuberanza fisica, ma il tempo non manca  

33. Ryan Babel

A furia di promettere, ma non mantenere, le primavere sulle spalle sono diventate 33 ed è già arrivato il tempo di pensare prima al conto in banca che alle vittorie, come evidenziato dalle ultime esperienze con Kasimpasa e Al Ain, ricchissime solo nel senso meno lato del termine (le cose sono andate solo poco meglio con Deportivo, Besiktas e Fulham).

Quella di Ryan è quindi la classica storia-manifesto, che riassume il recente declino del vivaio dei Lancieri, in grado solo di produrre campioni potenziali. 

Originario del Suriname come tanti connazionali, ma campioni veri, Babel sbarcò a casa Ajax a 11 anni, seguendo la trafila classica: debutto a 17 anni e titoloni. 

Dopo 4 discrete stagioni il salto al Liverpool nel 2007, a 21 anni, per 17 milioni, e le prime delusioni. Poca continuità e involuzione inarrestabile. Vano anche il fugace ritorno a casa nel 2012. 

32. Tobi Alderweireld

Il “gemello” di Vertonghen. Stesa società di provenienza, il Germinal Beerschot, da dove l’Ajax lo prelevò a 15 anni per poi farlo giocare in prima squadra tra il 2008 e il 2013, e caratteristiche difensive piuttosto simili, improntate alla duttilità, anche se sia in Nazionale che nel Tottenham, dove gioca insieme a SuperJan, viene spesso impiegato da terzino destro, per sfruttarne la velocità e le buone qualità tecniche al cross. 


Quando gioca in mezzo qualche pausa se la prende e forse dipende proprio da qui la difficoltà a fare quel salto di qualità assoluto, fallito anche all’Atletico Madrid. Dal 2015 è però un punto di forza degli Spurs  

31. Justin Kluivert

È ancora presto per capire che tipo di carriera farà il romanista, di sicuro il ragazzo può stare tranquillo perché non vivrà paragoni con il padre


Troppo diverse le caratteristiche e i fisici dei due per lasciarsi andare ai consueti parallelismi. Justin parte da un’ottima base: esterno d’attacco puro, veloce, dribblomane e tecnico, ma dotato anche di un tiro secco, fatica nel traffico dell’area di rigore a causa di un fisico non da corazziere. 


Deve crescere anche sul piano realizzativo e della continuità e in questo senso spiccare il volo dopo due ottime stagioni all’Ajax e la trafila nelle giovanili è stata un’ottima idea.

30. Maxwell

Il gemello di Ibrahimovic non resterà certo nella storia come il miglior terzino sinistro della storia dell’Ajax, anzi è incontrovertibile il dato che vuole la sua carriera citata proprio in parallelo con lo svedese, compagno d’avventura in ben 4 squadre, di fatto tutte quelle della carriera di Zlatan eccetto Juventus e Milan. 

Potendo, il suo agente, Mino Raiola, ovviamente lo stesso di Ibra, lo avrebbe portato pure lì, e non si sa mai… 

Scherzi a parte, l’attuale esterno del Psg ha dato il meglio proprio nel quinquennio all’Ajax, che nel 2001, a 20 anni, lo acquistò dal Cruzeiro, cedendolo all’Inter nel 2005, poco dopo il grave infortunio al ginocchio, vera causa di un rendimento poi solo a tratti all’altezza degli anni giovanili.

29. Kasper Dolberg

Se tutto va come sembra poter andare, la Danimarca ha trovato un cecchino in grado di dare soddisfazioni nel lungo periodo tra Europei e Mondiali. 


L’Ajax lo ha acquistato a 18 anni dal Silkeborg, anche piuttosto tardi per le abitudini del club olandese di capire il talento dei giocatori su cui puntare, ma evidentemente non tutti sbocciano nello stesso momento e in effetti le qualità realizzative del biondino non sono ancora emerse del tutto. 


Per il momento Dolberg si è messo in evidenza a livello internazionale grazie alle proprie qualità tecniche e alla propria mobilità, da non trascurare pensando ai mezzi fisici di cui dispone. Poi, si sa, in una squadra in cui segnano tutti non è necessario fare 30 gol all’anno…  

28. Christian Chivu

A farlo grande fu Ronald Koeman che, tornato nella squadra che lo formò come calciatore, si rivede un po’ nel sinistro del terzino rumeno, pescato dagli osservatori dei Lancieri a 19 anni all’Universitatea Craiova, e nominato capitano appena due stagioni più tardi dallo stesso Koeman. 


Indifferentemente centrale o terzino, Chivu fu uno dei protagonisti dell’ultima età dell’oro internazionale dell’Ajax, spintosi fino ai quarti di finale di Champions nel 2003, eliminato allo scadere dal Milan di Ancelotti e Inzaghi

Poi, la lunga parentesi italiana, tra Roma e Inter: i giallorossi lo acquistarono proprio nell’estate 2003 per ben 18 milioni

27. Finidi George

Il più talentuoso della colonia di nigeriani che incantarono il mondo a inizio anni ’90, all’Ajax va riconosciuto il frequente merito di aver anticipato i tempi, pescandolo in Nigeria nel ’93, un anno prima dell’esplosione al Mondiale americano. 

Fisico da cestista, ma in campo è stato una raffinata ala destra, primo nigeriano Campione d’Europa nel ’95, in finale contro il Milan, resta in Olanda per tre stagioni. 

Non riuscirà a ripetersi sugli stessi livelli nella comunque buona lunga esperienza in Spagna con il Betis, che lo acquista per 20 miliardi. 

26. Jan Vertonghen

La sua duttilità ne fa uno dei difensori più solidi e apprezzati a livello europeo, duttilità peraltro mostrata già durante il periodo trascorso nelle giovanili e poi nella prima squadra dell’Ajax. Ad Amsterdam arrivò a 16 anni, proveniente dal Germinal Beerschot, ma dopo tre stagioni era già pronto per la prima squadra fino a indossare la fascia di capitano nel 2011. 


Un’ascesa giustificata da un eclettismo che ne fa un eccellente difensore a tre o a quattro, esterno o centrale, ma all’occorrenza anche un centrocampista difensivo. Qualità apprezzatissime anche dai tifosi del Tottenham, dove gioca dal 2012  

25. Daley Blind

​Il nome di papà Danny, bandiera e mito dell’Ajax, resterà nella storia come quello del primo ct incapace di qualificare gli Orange all’Europeo dopo 32 anni, pur essendo la responsabilità da dividere con il precedessore Hiddink. 

Non accadeva da Francia ’84, un’era fa, quando Daley, terzino sinistro come il padre, ma anche centrale o mediano, non era neppure in progetto di mamma e papà, essendo nato nel ’90. 

Appunto un altro calcio, dato che se il babbo ha svolto l’intera carriera in un Ajax al top europeo, il pargolo, ovviamente cresciuto nel vivaio fin dagli 8 anni, e allenato dal padre nel club prima che in Nazionale, ad Amsterdam è rimasto il tempo necessario per far capire di essere un campioncino. 

Quattro stagioni da titolare, punto fermo della Nazionale, e poi via al Manchester United per 18 milioni, invocato da Van Gaal, che al Mondiale lo aveva impostato come centrocampista, ma nell'estate 2018 ecco l'inatteso ritorno a casa: geniale, visti i risultati dei Lancieri e dei Red Devils...

24. David Neres

Con il suo destro a giro, lui mancino naturale, alla “Cruijff Arena” ha cominciato a insinuare nei giocatori della Juventus il dubbio che il doppio confronto non sarebbe stato così facile. Come sia finita lo sanno tutti e anche se nella gara di ritorno il brasiliano non è stato tra i protagonisti, il talento non si discute. 


Bravi i dirigenti dell’Ajax a trovarlo a 19 anni nel San Paolo (ma quelli delle altre squadre dov’erano), bravo ten Hag a valorizzare questo classico esterno d’attacco tutto dribbling e tecnica nello stretto, ma anche senso dell’assist. Come gol si può migliorare, ma non ditelo a Szczesny…  

23. Edwin van der Sar

Ai tifosi della Juventus ha lasciato pessimi ricordi, ma la carriera precedente e successiva parla senza mezzi termini a favore di Edwin, bandiera ajacida e poi del Manchester United dove, pur privo di quella continuità che gli ha sempre fatto difetto, l’olandese volante è riuscito a far dimenticare il mito-Schmeichel

Colonna anche della Nazionale, di cui detiene il primato di presenze per un portiere, dopo il suo ritiro gli Orange non hanno più trovato stabilità tra i pali, prima di approdare a Torino, nel difficile interregno tra Peruzzi e Buffon, aveva difeso la porta dell’Ajax, di cui oggi è dirigente, per 10 stagioni, dopo essere arrivato a 20 anni e aver vinto non senza fatica la concorrenza di Stanley Menzo. 


In biancorosso, oltre a 4 titoli, conquisterà anche una Champions, una Uefa, una Supercoppa e un'Intercontinentale. 

22. Hakim Ziyech

La Roma aveva pensato a lui due estati fa, con notevole tempismo, ma nonostante gli uffici dell’agente Mino Raiola l’approdo in Italia non si concretizzò. 


A questo punto viene da chiedersi se mai si concretizzerà, visto che l’esplosione dell’ultima stagione non gioca certo a favore del contenimento del prezzo del cartellino. 


Classico mancino virtuoso, mezza punta o esterno, in grado di vedere un’autostrada dove per molti c’è solo un sentiero, adesso che ha cominciato a segnare non si può neppure dire che abbia una tecnica fine a se stessa. Tra i talenti più puri del nuovo, magico Ajax, il Marocco si aggrapperà a lui per diverse stagioni.  

21. Frank e Ronald De Boer

​Impossibile scinderli, visto che a ribadirne le similitudini c’è stato il curioso acquisto simultaneo da parte del Barcellona, che nel mercato di gennaio del ’99 pescò a piene mani a casa Ajax portandosi a casa i gemelli in cambio del corrispondente di 14 milioni di euro. 

Non proprio un affarone, però, visto che Frank e Ronie sono passati alla storia come i primi olandesi a floppare al Camp Nou, guidando un elenco in seguito formato anche da perle indimenticabili come Bogarde e Reiziger. 

Zero tituli in 4 anni per Frank, coinvolto pure in una strana storia di doping al nandrolone, mentre Ronald rimarrà una sola stagione, prima di volare ai Glasgow Rangers, raggiunto nel 2003 dal fratello. 

20. Patrick Kluivert

Tutti d’accordo. Il colpo lo ha fatto il Milan. La carriera del centravanti originario di Suriname e Curacao è da anni oggetto di dibattito. 

Campione o sopravvalutato? L’unica certezza, appunto, è che l’affare l’abbiano fatto i rossoneri, che nel ’97, appena un anno dopo averlo acquistato per miliardi dall’Ajax, convinto di aver portato in Italia il nuovo Van Basten, convinse il Barcellona a farsi pagare 30 miliardi. 


Un trionfo, considerando le appena 6 reti segnate in Italia. 

In Catalogna del bomber prodigio Campione d’Europa a 20 anni, con tanto di rete decisiva proprio al Milan, rimasero solo i gol: 80 in 6 stagioni, ma la gran parte dei quali inutili contro formazioni di seconda fascia, e buoni solo per conquistare una Liga. 

19. Arkadiusz Milik

A 25 anni la maturità calcistica è ancora lontano dall’essere raggiunta, quindi è facile immaginare che i miglioramenti già palesati anno dopo anno al Napoli possano produrre un attaccante di primo livello in Europa. Nel medio periodo è facile immaginare un dualismo con Piatek per la successione di Lewandowski come leader dell’attacco della Polonia, ma in questo senso Arek parte avvantaggiato sotto tutti i punti di vista. 


Arrivato all’Ajax a 20 anni dopo aver già maturato alcune esperienze importanti, anche in Germania, ad Amsterdam è esploso nella seconda stagione. Il resto è storia, i tanti infortuni a Napoli e la consacrazione nella terza stagione. 


Eccellente nel gioco aereo e potente come un vero numero 9, ha anche tecnica e capacità di giocare per i compagni oltre che un tocco speciale sui calci piazzati  

18. Christian Eriksen

Il giudizio è fatalmente ancora in sospeso, trattandosi di un giocatore inespresso o forse, chissà, condannato a una carriera a metà da genio incompreso e discontinuo, oltre che difficile da collocare sul piano tattico tra centrocampo e trequarti.

La sua parabola può allora essere presa a modello dei tempi attuali dell’Ajax, sempre attento ai giovani talenti, ma costretto a rinunciare alle prime scelte. 

Ad Amsterdam arriva nel 2008, a 16 anni, debuttando due anni più tardi. Ma tra limiti propri e di squadra, non riuscirà mai ad esprimersi appieno, né a mettersi completamente in mostra in campo internazionale, dove in tre tentativi non supererà mai la prima fase di Champions. 

Nell’estate 2013 su di lui scommette il Tottenham che spende 13 milioni. E aspetta ancora i dividendi… 

17. Klaas-Jan Huntelaar

In comune con Marco Van Basten ha la militanza nell’Ajax e nel Milan, e quella nell’Herenveen, club che il Cigno di Utrecht ha allenato. 

Ma non di più, sostengono delusi i tifosi rossoneri, memori del tentativo a vuoto della dirigenza di ricreare alla fine del primo decennio del nuovo secolo un ciclo olandese vincente come il primo. Sarebbe bastato anche leggermente meno, ma come è andata lo sanno tutti. 

Meno noto è che Klaas è tutt’ora al primo posto nella classifica delle cessioni più ricche nella storia dei Lancieri, che nel gennaio 2009 incassarono 27 milioni dal Real Madrid, conquistato dai numeri del Cacciatore in Eredivisie. 

L’innamoramento durò però lo spazio di un inverno. In estate il Milan se lo assicurò per 15 milioni. Florentino ringrazia ancora, ma la seconda parte della carriera è stata quella del riscatto: pioggia di gol in sette stagioni allo Schalke 04 poi il ritorno all'Ajax dove oggi fa la parte della prolifica chioccia della nidiata di talenti.

16. Rafael van der Vaart

Una vecchia teoria in casa Ajax sostiene che più un talento si ferma in prima squadra, meno probabile sarà la sua affermazione dopo aver provato il grande salto. RVDV conferma in pieno l’assunto, alla luce della carriera da eterna promessa non mantenuto che adesso prova a proseguire al Betis. 

Cinque le stagioni passate da Rafael in maglia ajacida, provando a rinverdire i fasti della numero 10 che fu di Litmanen

Discreti risultati (2 titoli nazionali), a fronte di un livello internazionale del club ormai irrimediabilmente sceso, ma proprio quella personalità che gli permise di diventare il più giovane capitano della storia del club venne meno al Real Madrid, che lo acquistò nel 2008 per 13 milioni dopo un triennio tra luci e ombre ad Amburgo. 

Qui Van der Vaart divenne uno dei tanti, riuscendo a rilanciarsi solo in parte, e a livelli nettamente inferiori alle aspettative di inizio carriera, con il Tottenham e il ritorno all’Amburgo. 

15. Frenkie De Jong

La sua storia avrebbe potuto ricordare quella di Mario Gotze, che passò al Bayern Monaco nei giorni precedenti alla finale di Champions 2013 contro il Borussia Dortmund. Il futuro match winner del Mondiale 2014 non giocò poi a Wembley per infortunio, ma il suo imbarazzo in tribuna fu notevole. 


Chissà se la vicenda di de Jong sarebbe stata diversa, magari sì in virtù della giovane età del soggetto e della minore rivalità tra i due club protagonisti dell’operazione di mercato che ha portato il regista dei Lancieri al Barcellona per 60 milioni, ma il suicidio dei catalani a Liverpool ha tolto questo pericolo. 


Soldi ben spesi, peraltro, perché Frenkie ha tutto per diventare un fuoriclasse. In mezzo al campo sa fare tutto: impostare, ma anche saltare l’uomo, rallentare il gioco e pescare il compagno smarcato sia nel lungo che nel corto. Il tutto a 22 anni. Spetterà a Valverde trovargli un posto fisso nello scacchiere del Barça 2020.  

14. Donny van de Beek

Sarà anche vero che il calcio di ten Hag non è paragonabile a quello che ha fatto la storia targato Rinus Michels, ma se c’è un punto in comune questo riguarda proprio il centrocampista che ha matato la Juventus nei quarti, emblema se ce n'è uno del calcio totale


Perché capire quali siano le sue specificità a centrocampo è un bel rebus, sapendo il ragazzo fare tutto: costruire, interdire, pressare, raddoppiare e ovviamente inserirsi, tutto a velocità supersonica e con ridottissimo margine di errore. 


Dopo tre stagioni a tempo pieno sta per arrivare il momento della consacrazione  

13. Nwankwo Kanu

Per molti è stato il più grande giocatore nigeriano di tutti i tempi, e se a frenarlo non ci fosse stato quel grave problema cardiaco scoperto solo a carriera già avviata, il suo approdo naturale sarebbe stato un top club europeo. 

E invece il meglio della carriera di questo attaccante con il fisico del trampoliere è durato appena tre stagioni, quelle trascorse appunto all’Ajax tra il ’93 e il ’96, bravo a pescarlo a 17 anni in un piccolo club nigeriano.

Senso del gol, tecnica e anche visione di gioco, a disposizione dell’ultima versione di Ajax vincente in Europa, ai danni del Milan, con un’altra finale persa contro la Juventus, nella miglior annata della carriera di Kanu, che poi volò all’Inter per miliardi con mille speranze, diventati dubbi e incredulità dopo il rilevamento della malformazione cardiaca. 

Superata la quale, disse addio ai nerazzurri senza troppi scrupoli accettando il ruolo di rincalzo di lusso all’Arsenal.

12. Jari Litmanen

Il più forte calciatore finlandese di tutti i tempi, in campo fino oltre i 40 anni, è anche nell’élite dei campioni più amati dai tifosi dell’Ajax. 

Sarà per quel numero 10 indossato negli anni migliori del dopo-Cruijff, o proprio per il fatto di aver dato più di quanto fosse lecito attendersi quando, a 21 anni, gli osservatori dei lancieri scommisero su di lui dopo le buone cose mostrate al MyPa. 

Dopo una stagione di apprendistato alle spalle di Bergkamp, cominciò un’era leggendaria, fatta di titoli in serie, con 4 campionati e una Champions su tutti, e reti a ripetizione: ben 91, 24 dei quali nelle Eurocoppe, bottino che vale tuttora a Jari il trono di bomber continentali del club. Deludente tutto il resto, dai salti di qualità mancati con Barcellona e Liverpool al mesto ritorno a casa a 32 anni. 

11. Marc Overmars

Uno degli esterni più forti degli ultimi 30 anni, nonché emblema del classico 4-3-3 olandese, è anche uno dei pochi giocatori arrivati all’Ajax non da giovanissimi, bensì dopo un’esperienza precedente in un club minore, il Willelm II, che a sua volta l’aveva pescato nei Go Ahed Eagles, altra società leader nel calcio giovanile. 

Marc diventa lanciere a 19 anni, e per 5 stagioni si afferma ai massimi livelli europei nel ruolo. 

Ad Amsterdam vince tutto, ma la sfortuna è in agguato, perché le successive avventure con Arsenal e Barcellona, pur piene di vittorie, saranno scandite da una serie infinita di infortuni, che ne limiteranno presenze e rendimento, costringendolo a salutare con anticipo il calcio di verticee, e con molti rimpianti 

10. Wesley Sneijder

Il paradosso è che ha vinto di più nelle tante piazze illustri in cui ha militato, da Madrid a Milano fino a Istanbul, piuttosto che ad Amsterdam, dove teoricamente la concorrenza avrebbe dovuto essere inferiore. 

E invece in Olanda Wes, complice un periodo magro per la squadra, ha contato “solo” un titolo e due Supercoppe nazionali tra il 2003 e il 2007, comunque sufficienti a far fare il botto nell’estate 2007, quando il Real Madrid versò 27 milioni per assicurarsi il talento che aveva debuttato a 16 anni e collocarlo nel giardino del presidente Perez. 

Costretto a rivenderlo due anni dopo all’Inter per 15 milioni… 

9. Matthijs De Ligt

Ed ecco il più forte di tutti della nuova generazione. Forte tecnicamente, ma anche di testa, perché se a meno di 20 anni sei capitano dell’Ajax e perno della nazionale olandese qualcosa vorrà pur dire. 


A conti fatti l’unico difetto è quello di non essere particolarmente veloce e purtroppo per il ragazzo è un limite non migliorabile, ma personalità, senso dell’anticipo e fisicità assicurano una lunga e luminosa carriera a patto di non montarsi la tesa.  

8. Luis Suarez

Prelevato come Huntelaar in un club minore, il Groningen, El Pistolero vivrà con i Lancieri un quadriennio contraddittorio, tra il 2007 e il 2011, ricchissimo di reti, ben 81, ma povero di titoli: appena una Coppa d’Olanda, complice un periodo difficile attraversato dal club sul piano economico e tecnico. 

Divenuto anche capitano della squadra, perse parte del proprio fascino presso la tifoseria a causa del primo “morso” della carriera, a Bakkali del Psv, costato 7 turni di squalifica. 

Traumatico il divorzio, maturato per 26 milioni nel gennaio 2011, direzione Liverpool, tappa intermedia prima di affermarsi a Barcellona come uno dei più forti e moderni centravanti del panorama mondiale.

7. Dennis Bergkamp

Il suo campionato d’esordio con la maglia biancorossa risale al 1986, ultima stagione di Marco Van Basten con i lancieri. 

A 18 anni, Dennis assistette dalla panchina alla vittoria in Coppa delle Coppe contro il Lipsia, sognando un futuro in una grande come sarebbe successo all’idolo Marco.

Così fu, ma solo al secondo tentativo, visto l’indimenticabile primo flop con l’Inter, che nel ’93 lo pagò 18 milioni insieme al “gemello” Jonk. Ma di uno dei più forti numeri 10 della storia del calcio olandese, goleador, assist-man e trascinatore in Italia non si vide nulla.

Il riscatto arrivò nel decennio successivo all’Arsenal, dove Dennis si affermò come uno dei campioni più enigmatici della storia del calcio internazionale, anti-personaggio per eccellenza, ma dal valore riconosciuto. Grazie al quale l’Inter riuscì a rientrare del tutto della cifra investita, incassando 19 milioni. 

6. Edgar Davids

Come tanti compagni e amici, ad Amsterdam è tornato sul finale di carriera, ma solo per una comparsata che nulla ha aggiunto, rivelandosi anzi piuttosto malinconica, al lungo percorso da guerriero del Pitbull, colonna per 7 stagioni del centrocampo della Juventus, dopo la deludente parentesi al Milan, e in verità dopo l’addio ai bianconeri in rapido declino tra Inter e Barcellona. 

Su ottimi livelli allora è stata la fase “preparatoria”, ovvero la lunga gavetta all’Ajax, dove arriva a 15 anni e debutta a 18, rimanendovi per 5 stagioni e fornendo un contributo fondamentale a livello di agonismo in una squadra dove abbondava il talento. 

Lascia la maglia del cuore a parametro zero per andare al Milan, con in bacheca una Champions e un’altra persa ai rigori, con errore fatale dello stesso Edgar proprio contro la Juventus… 

5. Ronald Koeman

Viene ricordato come uno dei giocatori più forti e famosi del calcio olandese, almeno tra i non attaccanti, eppure, strano a dirsi, non ha legato la propria carriera da calciatore al grande Ajax.

Questa la parabola di Ronald, per tutti “Rambo” per la potenza del sinistro, scolpito nella storia, e negli incubi dei tifosi della Sampdoria, per aver regalato al Barcellona la prima Coppa Campioni della propria storia, all’ultimo secondo dei supplementari della finale di Wembley ’92

All’Ajax Koeman arrivò a 20 anni dopo 3 stagioni al Groningen, ma vi rimase solo per altrettanti campionati, vincendone uno prima di approdare al Psv Eindhoven, la grande rivale dei lancieri, con cui Koeman visse l’apoteosi della Coppa Campioni ’88

Poi il Barcellona e la lunga carriera da allenatore, con il ritorno all’Ajax, decisamente più fortunato, con 3 Eredivisie in bacheca e ora la stuzzicante e finora riuscita missione di far rialzare la giovane Olanda come ct.

4. Frank Rijkaard

L’Ajax ha rappresentato l’alfa e l’omega dell’eccezionale carriera di uno dei più forti e completi centrocampisti del calcio contemporaneo.

Lanciato nel 1980 a 17 anni da Beenhaker, è protagonista per 7 anni dei successi del post-Cruijff, in casa e in Europa, prima della svolta del 1987, quando viene venduto allo Sporting Lisbona, ma fuori tempo massimo per essere inserito nella lista dei giocatori utilizzabili in Coppa. 

Con i biancoverdi non giocherà mai, così, dopo una stagione in prestito al Saragozza, ecco l’epico passaggio al Milan, con Galliani e Braida a rischio “linciaggio” da parte dei tifosi portoghesi.

Che avevano già capito di aver perso un colosso, destinato a cambiare il corso della storia rossonera per 5 anni, prima di tornare all’Ajax e battere il Milan nella finale di Coppa Campioni ’95. 

3. Clarence Seedorf

Che dire di Mister Champions, nonché di uno dei personaggi più stimati universalmente del mondo del calcio non solo per le doti tecniche? 

Che forse nel suo futuro potrebbe esserci proprio la panchina dell’Ajax, in alternativa a quella della Nazionale, se non altro per ricongiungere gli estremi di quel filo spezzato giusto 20 anni fa, all’atto della cessione alla Sampdoria per 7 miliardi, all’alba di una carriera leggendaria, ma che aveva già vissuto un paio di capitoli da ricordare.

Dal debutto a 16 anni, il più giovane di sempre in una squadra che non si fa scrupoli nel lanciare i ragazzi di talento, dopo due anni di trafila nel vivaio, e la Champions vinta da titolare a 19, ai danni di quel Milan di cui avrebbe scritto la storia e sollevato la terza e ultima Coppa dopo quella con il Real nel ’98, settima in assoluto per i blancos, ma prima dopo 32 anni. Dove c’è Clarence, c’è storia. 

2. Zlatan Ibrahimovic

Ancora oggi, e pur avendo conosciuto da quelle parti un certo Van Basten, Re Zlatan viene visto come “Il calcio”. 

Come l’unico centravanti, non solo nella storia dei Lancieri, capace di sommare le qualità del 9 con la tecnica del 10, il tutto pur avendo militato in Eredivisie agli esordi della carriera, tra i 20 e i 23 anni, e quindi con un bagaglio tecnico perfettibile, come evidenziato dai numeri, che parlano di “soli” 46 gol in un centinaio di partite tra tutte le competizioni, Champions compresa, disputata due volte, ma lasciando il segno con una doppietta al debutto al Lione.

Un paradosso per chi con la “Coppa con le orecchie” avrebbe sviluppato un autentico complesso. 

Del quale però si sono sempre disinteressati i tanti club metropolitani che si sono avvalsi delle sue magie, a cominciare dalla Juventus, la prima squadra a credere nel talento grezzo di Ibra, pagato 16 milioni nel 2005. In fondo, solo il doppio di quanto spese l’Ajax al Malmoe, per il più costoso acquisto di sempre nella storia del club olandese. 

1. Marco van Basten

Il più grande olandese di sempre, dopo Cruijff, ha legato il proprio nome alle gesta del Milan, almeno fino a quando glielo ha permesso la caviglia dolente. 

Ma prima di indossare la 9 del Milan, e dopo aver mosso i primi passi nella natia Utrecht, il Cigno aveva mosso le ali proprio con i lancieri, i cui osservatori lo avevano fatto acquistare a 17 anni, facendolo debuttare poche settimane dopo, subentrando proprio a Cruijff.

Subito gol ed eleganza, con tre titoli di capocannoniere, la Scarpa d'oro, la firma sulla finale di Coppa delle Coppe ’87 contro il Lipsia. Quando, però, le articolazioni avevano già cominciato a dolere, a seguito di un infortunio subito contro il Groningen.