​La ​Fiorentina del post-Prandelli, in sostanza la Fiorentina degli ultimi 10 anni, ha regalato una serie di cicli pronti a decollare ma rimasti poi in qualche modo inespressi o finiti comunque in maniera amara, a suon di dichiarazioni sibilline e di sassolini tolti prima di andarsene.

Claudio Prandelli


UN FINALE AMARO - La stessa avventura di Cesare Prandelli sulla panchina gigliata finì male, nel peggiore dei modi, e in questo caso il ruolo di Diego Della Valle fu decisivo per sancire una rottura difficilmente sanabile: in sostanza il proprietario viola, allora più vicino alle cose gigliate, invitò Prandelli a ammettere che non sarebbe andato alla Juventus. L'oggetto del contendere, alla fine, era un presunto desiderio del tecnico viola di raggiungere i bianconeri: un'accusa che di fatto sancì la fine del rapporto, come apertamente ammesso da Prandelli subito dopo, e che pose fine a un ciclo per certi versi storico per i viola, tornati protagonisti in Italia e in Europa dopo anni difficili. 


FBL-ITA-SERIEA-FIORENTINA-JUVENTUS

SOGNI INFRANTI - Dopo i due anni amari targati Mihajlovic e Delio Rossi, con una Fiorentina tornata nelle zone meno nobili della classifica, fu Vincenzo Montella a risollevare le sorti del club gigliato. L'ex aeroplanino diede vita a una Fiorentina capace di unire bel gioco e risultati, una squadra che fece riavvicinare i tifosi grazie alla voglia di dominare il gioco col possesso palla. Era la Fiorentina di Gonzalo Rodriguez, Pizarro, Borja Valero, Jovetic e Cuadrado, un'ossatura tale da regalare spettacolo. Il primo anno di Montella coincise con un quarto posto e col ritorno in Europa. Un quarto posto ottenuto anche nell'annata successiva e completato da una finale di Coppa Italia, poi persa col Napoli, e dagli ottavi di Europa League. Era una Fiorentina che, sulla carta, faceva sognare: Rossi, Gomez e Cuadrado non riuscirono però ad esprimersi a dovere, complici gli infortuni e l'impatto poco felice del tedesco. I risultati furono positivi anche nella stagione successiva, l'ultima di Montella sulla panchina viola, ma in questo frangente qualcosa si ruppe nei rapporti tra il tecnico e la piazza. In particolare dopo l'eliminazione dall'Europa League in semifinale, per mano del Siviglia, i tifosi imputavano al tecnico un atteggiamento arrendevole, Montella dal canto proprio attirò le ire dei tifosi sottolineando che questi dovessero "capire la dimensione della squadra".

Paulo Sousa


PARTENZA ILLUSORIA - Ancor più controverso e per certi versi paradossale fu il ciclo viola targato Paulo Sousa, un'avventura caratterizzata da un avvio da sogno e da un calo repentino sia nei risultati che nel rapporto con la piazza. La stagione 2015/2016 partì davvero col piede giusto e i viola riuscirono a mantenere la vetta della classifica fino alla dodicesima giornata, anche grazie ai successi contro Milan e Inter (tripletta per Kalinic a San Siro in quel frangente). Col tempo però i valori tecnici emersero e la squadra non riuscì a reggere, ottenendo un quinto posto comunque dignitoso. Qualcosa però si ruppe anche in questo caso, con la società più che con la piazza, e il tecnico appariva frustrato per quanto il club viola gli metteva a disposizione. La stagione 2016/2017 non regalò particolari soddisfazioni: ottavo posto in Serie A e Sousa dato già da tempo in procinto di lasciare i viola. Al portoghese resta il merito di aver saputo valorizzare Bernardeschi e di aver lanciato Federico Chiesa, sorprendendo tutti.


Stefano Pioli

UN NUOVO ADDIO? - Adesso potrebbe toccare a Stefano Pioli: l'obiettivo principale è ancora raggiungibile, la finale di Coppa Italia, ma le ultime parole del tecnico dopo l'1-1 contro la Lazio lasciano intuire come la conferma del tecnico sia in bilico. Possibile che Pioli non avverta in modo ugualmente forte la fiducia della società rispetto a quella dei suoi giocatori, indicata come più solida che mai dallo stesso allenatore: la sola certezza è il contratto in scadenza, con un'opzione di rinnovo che difficilmente sarà esercitata.