Cristiano Ronaldo

La top 5 dei calciatori del ritorno degli ottavi di Champions League

Signore e signori, ecco i Re. La Champions deve ancora entrare nel vivo, perché solo adesso che sono rimaste le otto principesse si comincerà a capire chi può puntare ad alzare la Coppa al cielo di Kiev. 


Però Cristiano e Leo, in rigoroso ordine alfabetico e di apparizione nel ritorno degli ottavi, si sono dovuti rimboccare le maniche con anticipo, perché i risultati delle rispettive squadre nell’andata lo richiedevano. 


Gli esiti sono stati interessanti e spingono gli appassionati di calcio a sognare una finale uno-contro-uno, mai vista nella storia.  

1. Cristiano Ronaldo (Juventus)

Ogni parola sarebbe superflua per commentare una prestazione figlia di un mix di rabbia, qualità, coraggio e personalità, cose che possono riguardare solo i fuoriclasse assoluti. Dopo aver arringato i tifosi alla vigilia, li trascina materialmente attraverso una partita da… capitano senza fascia. 


Due gol di potenza di testa, il rigore pesantissimo, ma perfetto, che rifa la storia, ma in mezzo tante giocate di classe e soprattutto la volontà di incidere sempre. Dopo cinque Palloni d’Oro e cinque Champions ha vissuto un “banale” ottavo di finale di ritorno come la sfida della vita.  

2. Lionel Messi (Barcellona)

Considerando il carattere non proprio cuor di leone del soggetto, poteva anche andare peggio. Nel senso che dopo quanto aveva fatto Cristiano nella notte precedente, ci stava anche un po’ di smarrimento, anche se si parla di Leo Messi. 


E invece voilà la personalità per trasformare il rigore a cucchiaio e una gara da dominatore assoluto a servizio della squadra, ma anche della propria classe. 


Raggiunto come triplette in Champions da Cristiano, risponde con la doppia doppia: due gol e due assist.  

3. Virgil van Dijk (Liverpool)

Ormai lo scetticismo che lo aveva accompagnato l’arrivo a Liverpool si è trasformato in ammirazione. Leader della difesa della nuova Olanda, di cui è anche capitano, e pedina insostituibile nello scacchiere di Klopp, a livello carismatico, difensivo, ma non solo. 


Segna un gol pesantissimo, bucando Neuer come in Nations League, giganteggia su tutti i palloni alti umiliando anche specialisti del settore come Hummels e Lewandowski. Il problema è capire come abbia fatto la squadra a non subire gol all’andata senza di lui. 

4. Leroy Sané (Manchester City)

Premio inevitabile per un giocatore che quest’anno sembra aver tratto giovamento dallo shock della mancata qualificazione al Mondiale, fatto sta che il grande ex della serata dà un saggio della sua classe sfornando tre assist e poi trovando la felice e meritata soluzione personale. 


Il giocatore indecifrabile delle passate stagioni lascia il passo a un elemento che sa farsi trovare sempre al posto giusto, che non tocca mai il pallone una volta in più e che soprattutto sa leggere in anticipo i movimenti dei compagni. Diventerà un uomo-mercato e un punto fermo della Germania.  

5. Federico Bernardeschi (Juventus)

E adesso chiamiamolo l’anti-Chiesa. Nessuna rivalità, i due sono amici e hanno anche giocato insieme, ma chissà che, a dispetto di qualche anno di differenza, non possa nascere un dualismo sano e sportivo tra i due talenti più fulgidi del calcio italiano, almeno tra i giocatori di movimento. 


In attesa che il figlio d’arte si cimenti in Champions, il campioncino di Carrara confeziona una prova da numero 10: assist per Ronaldo, due quasi gol nel primo tempo e la capacità di non calare alla distanza, ma semplicemente di amministrare le energie e capire il tipo di partita che si stava sviluppando. Infatti l’ultimo scatto vale il rigore dell’apoteosi.  

6. Allenatore: Massimiliano Allegri (Juventus)

Ancora una volta ha ragione lui, ma a differenza delle altre due super-partite in campo esterno della sua gestione, contro Bayern Monaco e Real Madrid, può non accontentarsi della prestazione. Ribalta la squadra impaurita vista a Madrid trasferendo il timore ai rivali, soggiogati dalla quasi perfezione della Juventus per intensità, qualità e determinazione. 


Azzeccata la difesa a tre che spiazza Simeone, la carta Spinazzola paga dividendi così come le sostituzioni. Adesso si spalanca un mondo e l’inerzia mentale è tutta dalla parte dei bianconeri.