​Igor Tudor, ex difensore della ​Juventus ed ex allenatore dell'Udinese, torna a parlare. Il croato ha detto la sua ai microfoni della Gazzetta dello Sport, raccontando soprattutto la sua esperienza con la maglia della Vecchia Signora.


Tudor, il ricordo più bello in bianconero è il gol segnato al Deportivo in Champions?


"Mi chiedono sempre di questo episodio, ma nella mia mente restano ricordi speciali come lo scudetto vinto a Udine e una finale di Champions meravigliosa a Manchester. Per me è stato fantastico vivere quel mondo tutti i giorni, per un emergente è un’esperienza pazzesca. Ora a 40 anni mi rendo conto di dove ero, allora ero troppo giovane per capirlo. Adesso mi rendo conto meglio perché questo club ottiene questi risultati, dentro e fuori dal campo".


Il 5 maggio 2002 la Juve vinse lo scudetto grazie alla sconfitta dell’Inter con la Lazio. E’ stato il tricolore più inatteso?


"Il più bello perché arrivato in modo particolare: l’Inter era convinta di aver già lo scudetto in mano, ma la Juventus non molla mai. Ricordo la gioia pazzesca di Lippi sul pullman, fece un bellissimo discorso: ci disse “Ragazzi, è una vera goduria".


Poi ci fu la sconfitta in finale di Champions ai rigori con il Milan. Ronaldo può cancellare la maledizione europea?


"La Juventus è un top club, lo dimostra dominando da 7 stagioni in Italia, ma anche costruendo anno dopo anno una struttura societaria e tecnica sempre più forte per competere ai massimi livelli in Champions. L’arrivo di Ronaldo è la prova più tangibile della programmazione bianconera per restare stabilmente ai vertici del calcio mondiale".


Giusto puntare più sull’Europa quest’anno?


"In casa Juventus non si sottovaluta nulla, neanche le amichevoli di Villar Perosa. Solo così vincere diventa possibile in ogni ambito. La Champions League non è un’ossessione, ma un obiettivo. L’acquisto di Ronaldo ha dimostrato che nella visione bianconera non esistono limiti. Non si vince mai così tanto per caso. Ricordo quando Andrea veniva al campo di allenamento: era giovane ma aveva già la mentalità degli Agnelli, una famiglia carismatica e ambiziosa, capace di trasmettere una mentalità vincente".


La 10 a Dybala: Paulo può seguire le orme di Del Piero?


"Ale è una bandiera, ha lasciato il segno nella storia bianconera e ciò che ha fatto rimarrà per sempre. Dybala ha grandi qualità, può crescere ancora, lo aiuterebbe vincere qualcosa di importante in Europa".


E Mandzukic segna di più giocando con CR7...


"Ronaldo ha grande fame, Mario ha grandi qualità e si completa perfettamente con CR7. Mi piace veder giocare insieme i grandi campioni, anche con Dybala e Douglas Costa. A Torino c’è qualcosa di speciale: c’è affinità tra il dna di Mario e quello della Juve: perseveranza e determinazione".


C’è troppa negatività intorno alla Juve quando arriva in finale di Champions, come sostiene Allegri?


"Non direi negatività, quella Coppa è difficile da vincere per tutti. Non è facile, ma è necessario alzare l’asticella e restare sempre tra le migliori 7-8 d’Europa: così facendo la Juventus avrà sempre maggiori possibilità di vincere. Se arriverà la svolta, magari vincerà più di una Champions League nei prossimi 4-5 anni".


L’ascesa dirigenziale di Nedved è una sorpresa?


"Pavel è da sempre un esempio di professionalità e personalità. Unisce qualità umane e calcistiche con grande equilibrio. E’ l’uomo giusto al posto giusto".


Da un ex compagno a un altro: Zidane un giorno tornerà a Torino da allenatore?


"Dopo aver vinto tutto c’è la concreta possibilità che questo succeda. Zizou avrà voglia di dimostrare che è un grande tecnico anche lontano da Madrid. La Juventus potrebbe essere una sfida importante".


Esiste un’anti Juve in Serie A?


"I bianconeri restano i grandi favoriti. Il Napoli ha alzato il livello, l’Inter si è rinforzata, Roma e Milan stanno crescendo, ma il gap è aumentato".


Sostituito a Udine nonostante la salvezza: che cosa è successo?


"Per quanto mi riguarda è stato raggiunto l’obiettivo che avevamo fissato. A salvezza ottenuta ci sono state delle situazioni particolari, ma ora si guarda avanti. L’Italia la sento mia come cultura di calcio. I vostri allenatori sono i più bravi del mondo, c’è grande concorrenza, ma per me è importante fare esperienza, divertirmi, migliorarmi e farmi notare per il mio lavoro e le mie idee".