La Top 10 delle rivelazioni di Euro | Raphael Guerreiro, Kimmich, Pjaca e uno senza squadra...FOTO

Ma Paul Pogba all’Europeo ha deluso o no? La domanda si presta a numerose interpretazioni, al di là dell’appartenenza ai partiti degli agiografi o dei detrattori del campione della Juventus. 


Di sicuro ci si poteva aspettare qualcosa di più a livello tecnico e di personalità, ma va detto come la posizione assunta dalla quarta partita in poi non fosse proprio quella ideale per evidenziare le proprie qualità, eppure Paul si è impegnato con dedizione. 


Il dubbio resta, mentre non ci sono incertezze sui nomi dei protagonisti più inattesi dell’Europeo. 


Se molte stelle, compresi Müller e Lewandowski, hanno tradito, ecco chi partendo a fari spenti ha trovato il trampolino ideale per la propria carriera.

10. Adam Nagy

​L’Ungheria è stata una delle rivelazioni dell’Europeo. Tornata in una grande manifestazione dopo 30 anni, grazie all’idea di gioco del ct Stork i magiari hanno fatto il botto nel girone contro i futuri campioni del Portogallo, uscendo tra gli applausi nonostante il pesante ko subito agli ottavi contro il Belgio. 


E in mezzo a tanti giocatori non di primo pelo, ha brillato la stella del neo-acquisto del Bologna, bravo e tempista nel pescarlo dal Ferencvaros anticipando una qualificata concorrenza e assicurandosi così l’elemento ideale per sostituire davanti alla difesa il partente Diawara. D’altronde di Nagy, classe ’95, si parla bene fin da giovanissimo, dal Mondiale Under 20 giocato dall’Ungheria fino alla semifinale. 


Baricentro basso, ma buona resistenza ai contrasti e discreta visione di gioco, il suo ruolo è proprio quello di volante, di gran moda e sempre molto apprezzato nel tattico calcio italiano.

9. Hal Robson-Kanu

​Inevitabile parlare di rivelazione ripensando alle aspettative davvero basse con cui si era affacciato alla manifestazione.


Aspettative legate ad una stagione da comprimario al Reading, club che non si è neppure qualificato per i playoff della Championship e che si è ben guardato dal rinnovare il contratto del centravanti gallese, scaduto il 30 giugno. 


Facile immaginare che per il ds del Reading i prossimi saranno mesi difficili, come pure per l’allenatore, che non è riuscito a valorizzare Robson come invece fatto dal ct gallese Coleman, che lo ha fatto partire come rincalzo di Vokes nel ruolo di punta unica per poi ribaltare i ruoli dopo il gol decisivo alla Slovacchia. 


La tecnica non è indimenticabile, ma nell’Europeo dei centravanti-boa la favola si è completata con il super-gol al Belgio, nel primo giorno da disoccupato. Anche se giocare con Ramsey e Bale alle spalle è più facile…

8. Ladislav Krejci

​Altro volto nuovo del prossimo campionato, sempre a Bologna, l’esterno della Repubblica Ceca classe ’92 non ha avuto modo di mettersi in mostra come Nagy, complice il gioco piuttosto offensivo del ct Vrba, ma anche in questo caso le sue qualità tecniche e di corsa non si scoprono adesso, né dopo la bella prova contro la Croazia da parte di questo trequartista tutto tecnica, dribbling e velocità, che non disdegna tagliare il campo per cercare la conclusione personale. 


Colonna dello Sparta Praga e in precedenza di tutte le nazionali giovanili, in Francia ha trovato il modo per stregare una squadra della Serie A, palcoscenico ideale per cercare di migliorare i talloni d’Achille della continuità, della scarsa fisicità e del ridotto contributo alla fase difensiva.

7. Dimitri Payet

​Il brusco calo di rendimento nella seconda parte del torneo ne ha in parte offuscato la stella che era appena sorta. 


Le attenuanti non mancano, su tutte il cambio di modulo operato da Deschamps, che ha allontanato il giocatore del West Ham dalla amata zona centrale del campo per isolarlo sulla fascia. 


E comunque, al netto del brutto fallo costato la finale a Ronaldo, e dell’atto di presenza nell’ultima partita, restano negli occhi le partite contro Romania e Albania, nelle quali la fantasia e la tecnica di Dimitri, gol a parte, ha mascherato più di qualche limite di gioco della Francia. Come avrebbe fatto in seguito Griezmann.

6. Robert Brady

​Non ci sarà stato gran spettacolo, ma Euro 2016 è stata la vetrina per gli esterni sinistri. Ruolo storicamente parco di rivelazioni, in Francia hanno convinto sia adattati come De Sciglio, che specialisti del ruolo, come il tgv irlandese.


Il ct O’Neill ha puntato ad occhi chiusi su questo mancino reduce da una stagione deludente con il retrocesso Norwich, ma che nelle 4 partite giocate ha messo in mostra un potenziale che potrebbe fare comodo anche a club importanti, comprendente tutte le caratteristiche dell’esterno moderno: velocità, tecnica, potenza e anche duttilità, potendo agire “alto” o “basso”, e nel caso pure interno, anche in virtù del proprio baricentro basso. 


Rigorista impeccabile contro la Francia.

5. Joshua Kimmich

​Insieme al regolare Hector e al solito Kroos il giovane jolly del Bayern è stato l’unica nota veramente positiva dell’Europeo della Germania, che ha mancato la doppietta con il Mondiale a causa sì di un tabellone impegnativo, ma anche della difficoltà nel digerire la metamorfosi tecnica che ha fatto della Mannschaft una Spagna 2.0


Ma senza Iniesta è tutto più difficile e allora bisogna accontentarsi della buona volontà di Joshua, centrocampista difensivo di nascita, ma ormai multiuso per eccellenza. 


Guardiola, ispiratore dichiarato di Low, lo ha utilizzato da centrale anche in una linea a 3, mentre il ct lo ha inventato esterno destro basso dopo la seconda partita, giubilando Höwedes e venendo ripagato da partite di spessore sul piano della personalità e della qualità.


E per poco contro la Francia non ci scappava il super-gol: con la traversa colpita è stato l’attaccante più pericoloso…

4. Marko Pjaca

​Ai talenti, anzi ai futuri fenomeni, può bastare poco per accendersi e per accendere l’interesse delle grandi, capaci di dare vita ad aste selvagge


È il caso del gioiello della Dinamo Zagabria e della Croazia, rimpianto eterno degli sportivi locali per il ridotto minutaggio che gli ha concesso il ct Cacic


Esterno offensivo di sinistro, per rientrare sul destro, ma all’occorrenza anche trequartista, nell’unica partita giocata da titolare, contro la Spagna, ha incantato per genialità, fantasia e tecnica negli spazi larghi come nello stretto, concedendo il bis nello scorcio di gara giocato contro il Portogallo. 


Egoisticamente, meglio così: altrimenti l’asta apertasi tra Milan e Juventus avrebbe coinvolto anche club stranieri, inspiegabilmente insensibili al potenziale di Marko.

3. Renato Sanches

​Altro giovane d’oro del calcio lusitano, rispetto a Guerreiro è già più affermato, pur avendo due anni di meno. 


Merito di un ruolo differente, che lo porta ad essere più nel vivo del gioco con o senza il pallone tra i piedi, ma anche di un talento naturale, di un’esplosività, di un carattere indomabile e se vogliamo anche di un look che ne fanno già un personaggio. 


Il Bayern ha giocato d’anticipo e adesso si frega le mani dopo i lampi che l’ex tuttofare del Benfica ha mostrato all’Europeo, dove ha saputo conquistarsi un posto dopo aver spaccato la partita contro la Croazia e segnato alla Polonia. 


Poi nelle partite più attese le ombre hanno superato le luci, ma se fosse pure già continuo…

2. Joao Mario

​Per buona parte degli osservatori il miglior giocatore del Portogallo è stato proprio il jolly dello Sporting. 


Di compagni messisi in luce anche oltre le aspettative ce ne sono stati diversi, ma nessuno è riuscito a mostrare la maturità tattica e tecnica dell’uomo-mercato con il numero 10 sulle spalle, altro piccolo segnale molto chiaro della fiducia incondizionata che il ct Santos nutriva nei confronti del giocatore. 


Tecnica da trequartista e passo da mezzala, in poche parole ecco le qualità del centrocampista moderno, capace di sfornare un assist d’oro per il gol di tacco di Ronaldo all’Ungheria e di riciclarsi in ottima ala nella parte centrale della finale. Chi lo prende pesca un tesoro.

1. Raphael Guerreiro

​A 21 anni la vittoria dell’Europeo promette di essere il primo tassello di una carriera luminosa, destinato a portarlo ben presto tra le fila di un top club europeo, con tutto il rispetto del Borussia Dortmund che lo ha appena scovato al Lorient, acquistandolo con lungimiranza prima del boom in Francia, peraltro la nazione d’origine di Raphael.


Forte della fiducia di Santos, che ha saputo gestirne l’impiego con maestria durante le 7 partite, Guerreiro si è meritato applausi a scena aperta per l’ottima interpretazione di ogni situazione di gara, brillando sempre dal punto di vista tecnico e alternando con bravura la spinta alla tenuta in fase difensiva, come successo in finale.