I 3 migliori allenatori stranieri nella storia del Torino

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Comunque vada, sarà una pagina storica. Quella tra il Torino e gli allenatori stranieri è infatti un libro con pochi capitoli, e non sempre gloriosi, anzi in verità ben poco spesso. 


Sono in tutto 11 i tecnici non italiani sedutisi sulla panchina granata prima di Sinisa Mihajlovic, e al netto degli inventori del Grande Torino, i risultati non sono quasi mai stati lusinghieri. 


La nazione predominante è l’Ungheria, patria tra gli altri di Gyula Feldmann, meteora che nel 1938 portò la squadra per un breve periodo in testa alla classifica, prima di essere esonerato, ma non mancano gli anglosassoni. 


Dalla culla del calcio è arrivato il mito Lievesley, ma anche il disastroso scozzese Graeme Souness, ultimo straniero prima di Mihajlovic. L’ex campione del Liverpool fu scelto dai “genovesi” nel 1997 in Serie B, ma il suo calvario si interruppe dopo pochi mesi quando lasciò a Reja. Si può solo migliorare…

3. Imre Senkey

​Al suo attivo ci sono una retrocessione, la prima della storia granata, da subentrante, e un’immediata promozione, non festeggiata materialmente in panchina, ma comunque sua ad honorem. 


Il saldo però è positivo, pensando alla qualità del gioco espresso dalla squadra nella stagione 1960-’61, quando l’obbligo di vincere il campionato a ogni costo non ostacolò la marcia della corazzata granata, capace di vincere divertendo grazie a un gioco tutto velocità e solidità della difesa. 


La squadra segna gol a raffica e dietro, grazie anche all’esperienza di capitan Bearzot, è una saracinesca. Ma vincere non basta, così Senkey viene clamorosamente esonerato a 4 giornate dalla fine dopo l’inopinato ko subito a Novara. A sostituirlo in panchina è la bandiera Giacinto Ellena, che lo aveva affiancato durante tutta la stagione.

2. Beniamino Santos

​La sua storia in granata è intrecciata di corsi, ricorsi e intrecci, ma è indubbio che l’argentino sia stato l’unico allenatore straniero a lasciare il segno dopo essere stato anche giocatore granata. 


Da centrocampista contribuì almeno per una stagione su tre alla risalita dopo Superga, in panchina Santos si è fatto apprezzare in un’epoca di ricostruzione, guidando la squadra appena tornata in Serie A nel 1960 dopo la prima retrocessione della storia. 


Un gruppo talentuoso, ma giovane, fu portato fino al 3° posto, ma poi il salto di qualità cercato con gli innesti di Law e Baker non arrivò anche a causa delle bizze delle due stelle, coinvolti in un incidente stradale. 


Santos fu esonerato nel marzo ’63, a metà della terza stagione, dopo una vittoria contro la Sampdoria, la stessa squadra che i granata batterono 4 anni dopo, poche ore prima della scomparsa di Gigi Meroni, che Santos avrebbe allenato al Genoa, prima di finire a propria vita a 40 anni proprio per un incidente in Spagna.

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1. Egri Erbstein-Leslie Lievesley

​Impossibile scinderli, come provare a distribuire meriti in percentuale per l’epopea del Grande Torino, insieme al quale caddero entrambi nella tragedia di Superga. Perché Lievesley, inglese con la passione della tattica e della preparazione atletica, dopo aver curato a lungo il settore giovanile all’epoca dei Balons Boys fu l’allenatore degli Invincibili, l’esecutore di quel Sistema che tanto stava spopolando in Europa, ma che in Italia era ancora sconosciuto. 


Egri Erbstein, però, al Toro ha dato gli anni migliori della propria vita professionale.


Le sue origini ungheresi lo sottoposero allo strazio delle leggi razziali in epoca fascista, ma dopo aver dovuto abbandonare l’Italia prima della fine del torneo ’37-38, che i granata chiusero al 2° posto, tornò 10 anni dopo, affiancando Lievesley nei panni di direttore tecnico, con licenza tattica e sulla preparazione atletica. Un tempo per vincere non servivano staff pletorici…

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