Se Luciano Spalletti non fosse appassionato di storia, gli si consiglia vivamente di leggersi la teoria dei Corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico. Potrebbe trovarvi un bel pezzo della propria storia da allenatore della Roma. Passata e, forse, futura.


La vittoria sul Sassuolo va infatti ben oltre i balsamici effetti avuti sulla classifica, che torna a farsi interessante in chiave terzo posto più in termini di pressione messa alle avversarie (e Fiorentina e Inter dovranno venire all’Olimpico) che di punti in sé stessi, o sulle statistiche, che hanno avuto una bella rinfrescata alla voce vittorie in trasferta, che mancava da 4 mesi (25 ottobre), giorno del blitz di Firenze che ribadì il primo posto appena conquistato.


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No, nel 2-0 che permette di mantenere l’eccellente tradizione al Mapei Stadium (tre vittorie su tre e nessun gol subito), c’è molto di più. A livello tattico e psicologico.


4-2-3-1 DI RITORNO - Per molti tifosi giallorossi o semplici appassionati di calcio è stato infatti impossibile non riandare con il pensiero a quel 18 dicembre 2005, quando in una situazione analoga a quella attuale di emergenza infortuni in attacco nacque una delle squadre più belle ed efficaci della storia recente del calcio italiano.


Fuori Okaka e Nonda e Totti inventato punta centrale nel 4-2-3-1. Finì 1-1 e da quel giorno nacque “la Roma di Spalletti”, poi studiata ed elogiata per anni anche a livello internazionale.



Poco più di dieci anni dopo, ecco la storia che si ripete. Out Dzeko e Totti, e l’intuizione del tecnico toscano è quella di non schierare al centro dell’attacco il giovane Sadiq, bensì il falso nove Perotti. La macchina ritrova tutti i meccanismi dei bei tempi e allora ecco 35’ di calcio spaziale.


PRIMO TEMPO, CHE SPETTACOLO - La Roma del primo tempo a Reggio Emilia è stata una delle più belle degli ultimi 5 anni per organizzazione e intensità. Marcature preventive, pressing alto, squadra corta e coraggiosa, e di gran qualità in attacco. Certamente il gol in avvio ha aiutato parecchio a mettere la partita in discesa, costringendo dopo pochi minuti il Sassuolo ad alzare il baricentro e così offrendo ai giallorossi metri di campo da percorrere nelle proverbiali ripartenze spallettiane.


Pensandoci bene, chi meglio di Diego Perotti avrebbe potuto riciclarsi come falso centravanti?Con quel cognome e la spiritosa scelta del numero 8, il 9 virtuale sembra d'obbligo. Ma soprattutto per le caratteristiche da sublime giocatore offensivo dal ruolo non identificato, e dalla cronica allergia al gol. 


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La risposta del Monito è stata semplicemente disarmante: solo 40 ore prima era sceso in campo contro la Fiorentina per l’ultima partita con il Genoa e ora eccolo di nuovo titolare in un ruolo mai provato, ma interpretato alla perfezione dal punto di vista tattico, con movimenti per aprire spazi ai tagli degli esterni, in particolare a sinistra con un Salah imprendibile, e agli inserimenti di Nainggolan (sempre più calato nel ruolo di nuovo Perrotta, con in più la grinta del mediano), e ripiegamenti profondissimi.


Se il primo tempo si fosse concluso con tre reti di vantaggio nessuno avrebbe potuto obiettare considerando anche l’ottima prestazione di tutto il pacchetto difensivo. Altra nota positiva, quella della terza linea, sicura e meccanizzata nei movimenti nonostante la formazione inedita del reparto, privo di Manolas e poi anche di De Rossi, ma con un Rudiger sempre più affidabile.


RIPRESA IN SOFFERENZA - Poi, la luce si è spenta d’improvviso. Troppo repentino il calo in avvio di ripresa per far pensare si sia trattato solo di una flessione atletica. Qualche limite c’è certamente stato anche da questo punto di vista, e allora forse bisognerà distribuire meglio le energie in partite più impegnative, considerando che quello della preparazione imperfetta resterà ormai un tarlo fino al termine della stagione, ma più semplicemente sono emerse le differenze rispetto all’”altra Roma”. 


US Sassuolo Calcio v AS Roma - Serie A

Perché Pjanic fatica a calarsi nel ruolo di regista e Keita non ha il fiato per correre dietro a tutti da solo in un reparto che rischia di andare in costante affanno vista l’inferiorità numerica e perché Perotti è tecnico ed elegante, ma non ha la fisicità di un vero centravanti, e neppure di Totti: con al suo posto il Capitano di 10 anni fa la musica sarebbe cambiata e tutta la squadra sarebbe andata meno in sofferenza di quanto successo in una ripresa vissuta in apnea. 


Il Sassuolo ha attaccato in maniera monocorde, eppure la Roma non è mai riuscita a ripartire fino all’azione del 2-0, dopo la paura del rigore sbagliato da Berardi. Un colpo di fortuna che ha aiutato una Roma molto audace per un terzo di partita e nuovamente e pienamente spallettiana. 


Ma con un problema: 10 anni fa i 9 accantonati si chiamavano Okaka e Nonda. E non erano costati come quello attuale.


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