NAZIONALE ITALIANA | I 25 giocatori azzurri più forti della storia del calcio!

Prossima0 / 26

È il sogno di tutti i commissari tecnici, non solo italiani. Perché il talento nel calcio è ciclico. Ne sa qualcosa il Brasile, alle prese con una crisi di “vocazioni” costata carissima nel secondo Mondiale della storia disputato in casa. Ma lo sa bene soprattutto Antonio Conte


La maglia azzurra, quella che conta solo per un mese all’anno ogni due anni, è stata onorata in oltre 100 anni da decine e decine di fuoriclasse, ma non per tutti sono arrivate le soddisfazioni che avrebbero meritato. Colpa del contesto storico, ma anche… dei compagni. 


Ecco allora un modo per radunare il meglio del meglio componendo la rosa più forte di sempre. 


Epoche diverse, campioni forse impossibili da far coesistere in una stessa partita, ma che tutti insieme potrebbero anche tenere testa al miglior Brasile. 


Inevitabili alcune esclusioni eccellenti. Altrimenti, che Nazionale sarebbe…


​Per seguirci sempre ed avere più notizie sul calcio, scarica l'app di 90min sul tuo dispositivo: Google Play & Apple Store.

Prossima0 / 26
Prossima1 / 26

1. PORTIERE - Gianluigi Buffon

​La Juve è sempre la Juve, ma pochi altri giocatori più di Buffon possono sostenere di aver vissuto la maglia azzurra come una seconda pelle. 


La storia tra la Nazionale e il Capitano dei Capitani è una leggenda che avrebbe bisogno solo di un altro trionfo per diventare mito. 


Di una Coppa da alzare con la fascia al braccio, magari a 40 anni, come fece Zoff, sebbene un Mondiale Gigi lo abbia già vinto, e da protagonista assoluto, poche settimane prima di legarsi a vita alla Juventus accettando il declassamento in Serie B. 


Record con ogni probabilità inattaccabile di presenze, nella ristretta cerchia di campioni oltre i 150 gettoni con la propria Nazionale, che nulla fosse ordinario lo si capì fin dal debutto, sotto la neve di Mosca, a 20 anni.


Peccato solo per i tanti rimpianti: su tutti, la mancata partecipazione a Euro 2000 per infortunio.

Prossima1 / 26
Prossima2 / 26

2. PORTIERE - Walter Zenga

Medaglia di bronzo per meriti e numeri. Terzo portiere per presenze dopo Buffon e Zenga, la bandiera dell’Inter la spunta anche su una folta concorrenza per il gradino più basso del podio in termini di qualità.


Da Albertosi a Combi, da Peruzzi a Pagliuca, le alternative non sarebbero mancate, ma è impossibile sorvolare sull’indiscussa superiorità di cui l’"Uomo Ragno" ha goduto a livello mondiale per tutta la seconda metà degli anni ’80.


Il suggello ideale sarebbe stata la vittoria del Mondiale casalingo, ma il destino ha voluto un altro finale, beffardo, capace di far dimenticare il record di imbattibilità nella fase finale a 517’ di fronte all’incomprensione con l’amico Ferri che favorì il gol di Caniggia.


Italia fuori ai rigori e l’epopea si chiude con l’arrivo in panchina di Arrigo Sacchi.

Prossima2 / 26
Prossima3 / 26

3. PORTIERE - Dino Zoff

È stato il primo giocatore italiano capace di superare la quota di 100 presenze azzurre (saranno 112), quasi la metà delle quali da Capitano?


Se fin da allora l’impresa parve memorabile, la storia avrebbe e darà il giusto spazio a colui che con Buffon si disputa con merito la palma di miglior portiere italiano e non solo.


Caratteristiche tecniche simili, per senso della posizione e essenzialità negli interventi, ma diversa capacità di essere leader: loquace Super Gigi, silenzioso Zoff, fondamentale non solo in campo nel Mondiale vinto da Capitano a 40 anni.


Fu la ciliegina di un percorso cominciato 15 anni prima e apertosi dalla vittoria dell’Europeo che precedette un quadriennio all’insegna dell’alternanza con Albertosi. E qui l’erede farebbe la firma per vivere lo stesso finale…

Prossima3 / 26
Prossima4 / 26

4. DIFENSORE - Franco Baresi

​Le lacrime dopo il rigore sbagliato a Usa ’94 sono quelle di una generazione di fenomeni risultata dannata con indosso la maglia azzurra. Insuperabile nel Milan, la coppia di platino con Paolo Maldini visse solo delusioni rappresentando la patria. 


Nel caso di Baresi, il concetto va addirittura rafforzato, visto che per un motivo o per un altro il feeling con la Nazionale non sbocciò mai, nonostante le ben 81 presenze. 


Campione del Mondo senza minuti nel 1982, stregò Bearzot con il quale però il rapporto fu sempre tormentato, dato che il tecnico friulano avrebbe voluto impiegarlo a centrocampo.


Colonna dell’era Vicini a Italia ’90, con Sacchi che gli cambiò la carriera al Milan tornò in azzurro in extremis proprio per partecipare al Mondiale americano. Ma non era destino.

Prossima4 / 26
Prossima5 / 26

5. DIFENSORE - Antonio Cabrini

​Il difensore dei record. Unico giocatore convocato per un Mondiale prima ancora di debuttare, il fuoriclasse di Cremona impiegò pochi minuti della prima partita di Argentina ’78 per dimostrare di non aver bisogno di gavetta. 


Rivelazione da teenager, non avrebbe più abbandonato l’amata maglia numero 3 per i 9 anni successivi, nei quali condensò ben 73 presenze. Praticamente insostituibile, oltre che capace di segnare 9 reti, come nessun altro difensore sarebbe mai più riuscito a fare. 


Tecnico, veloce e anche elegante negli sganciamenti da vera aggiunta, ma anche implacabile nel lavoro difensivo, il rigore sbagliato nella finale del 1982 è una macchia del tutto indolore.


Forse la successione da parte di Maldini non ha permesso di collocarlo al posto giusto nel Pantheon del calcio mondiale.

Prossima5 / 26
Prossima6 / 26

6. DIFENSORE - Fabio Cannavaro

​Almeno un record l’amico Gigi glielo lascerà? Il primo posto nella classifica delle presenze da capitano vede in testa Fabio a quota 79, ma Buffon è a 58. E con altri due anni.... 


Già, perché la rivalità virtuale tra i due grandi amici esiste fin dal 2006, quando Cannavaro sollevò la Coppa del Mondo con la fascia al braccio e si portò anche a casa il Pallone d’oro, che però avrebbe meritato anche il portiere. 


Dettagli, perché Buffon si è rifatto privandolo del record di presenze. In poche altre nazioni 136 caps non bastano per il primo posto. 


Ma poco importa di fronte all’imponenza del difensore puro più forte della storia del calcio italiano, capace di esprimere in 180 cm di esplosività tutte le caratteristiche dello stopper di ieri e di oggi: fisicità, anticipo, coraggio e pericolosità in area avversaria. 


In quell’estate 2006 non lo avrebbe impensierito neppure Maradona.

Prossima6 / 26
Prossima7 / 26

7. DIFENSORE - Umberto Caligaris

​Ricordarlo come primo giocatore a sbagliare un rigore in Nazionale sarebbe ingeneroso, così come fermarsi alla statistica delle presenze. 


59, cifra “sorda”, e nonostante tanti altri casi (Ferrara e Vialli), pure qui il campione in questione ci rimase male, dato che un solo gettone sarebbe bastato per sentirsi coinvolto nel trionfo al Mondiale ’34, vissuto invece da aggregato per contrasti con il ct Pozzo


Peccato, perché si è di fronte a uno dei più forti difensori di sempre del calcio italiano, e perché comunque quelle 59 presenze bastarono per detenere il primato fino al 1971. 


La carriera azzurra dura comunque 12 anni a partire dal 1922, pur essendosi sviluppata in buona parte da terzino destro, chiuso nel proprio ruolo originario dal “contraltare” Rosetta.

Prossima7 / 26
Prossima8 / 26

8. DIFENSORE - Giacinto Facchetti

Per anni primatista incontrastato di gettoni azzurri. Un mito capace di scavalcare i confini nazionali grazie a un mix non eguagliato di qualità tecniche e morali. La sua epopea azzurra, lunga 94 partite, 54 delle quali consecutive, viaggia di pari passo con quella vissuta all’Inter. 


Herrera lo scopre nel ’61 a 18 anni nella natia Treviglio come attaccante, lo porta a Milano e lo imposta come fluidificante alla brasiliana, tutto potenza, ma anche tecnica e eleganza. 


Missione compiuta, 2 anni dopo è già tempo di debuttare in Nazionale e nel ’66 sarà già capitano della squadra Campione d’Europa, come contraltare perfetto sulla fascia mancina del “gemello” Burgnich, più marcatore dalla parte opposta. 


Attraversa gioie e dolori azzurri fino al 1977, segnando ben 9 gol e risultando impeccabile anche dopo la trasformazione in libero

Prossima8 / 26
Prossima9 / 26

9. DIFENSORE - Paolo Maldini

Neppure qui Buffon può fare meglio. In fondo a Paolo non sarebbe dispiacuto troppo perdere il primato di minuti giocati nella fase finale di un Mondiale: 2216, mentre Super Gigi è a 1391, con ancora una sola edizione a disposizione. 


Nulla da fare, quindi Maldini non potrà dimenticare quella parola stregata. “Mondiale”. 


Quella Coppa solo sognata e sfiorata realmente nel ’94 dopo aver mancato l’irripetibile occasione di trionfare in casa. 


Né in un caso, né nell’altro, sarebbe probabilmente bastato per conquistare l’altrettanto agognato Pallone d’oro, ma in fondo una carriera così mitica non ha avuto bisogno di riconoscimenti. 


Quelli mancati anche all’Europeo, forse la delusione più grande (2000), ma superflui in una carriera azzurra lunga 15 anni e infarcita di riconoscimenti pubblici di manifesta superiorità, classe ed eleganza


Per di più in due ruoli: terzino sinistro fino al, poi maestoso centrale difensivo nell’era della zona.

Prossima9 / 26
Prossima10 / 26

10. DIFENSORE - Alessandro Nesta

​Mai dire azzurro per lo storico compagno di reparto di Fabio Cannavaro. Dal punto di vista tecnico hanno formato una delle coppie meglio assortite della storia del calcio italiano: esplosivo il Capitano Mondiale, elegante e tecnico la bandiera di Lazio e Milan, peraltro non certo “fermo” sul piano atletico. 


Ma evidentemente il destino ha voluto dare tutto all’amico Fabio, regalando a Sandro solo delusioni in una carriera azzurra lunga 78 presenze, ma sprovvista di reti. 


E anche di gioie, ma purtroppo non di lacrime: quelle conseguenze di un ginocchio lasciato sul campo, al Mondiale ’98, la prima grande manifestazione della carriera, e di infortuni vari che lo tolsero di mezzo nel 2002 e nel 2006, quando lasciò la gloria a Materazzi


L’unica fase finale giocata per intero fu l’Europeo 2000. E visto come finì, sarebbe stato meglio fare cambio…

Prossima10 / 26
Prossima11 / 26

11. DIFENSORE - Gaetano Scirea

​Il destino sa davvero essere crudele. Entrato giovanissimo nel giro azzurro, scelto come erede di Facchetti, ad accomunarli ci sarebbe poi stata un’immagine di campioni specchiati, fuoriclasse senza ruolo e maglia. 


E sa essere anche beffardo, dato che il primo dei suoi 2 gol in azzurro Gaetano lo segnò proprio alla Polonia, la nazione che se lo portò via tra le fiamme nelle circostanze più assurde. 


E proprio insieme alla bandiera interista è ricordato come il difensore più forte della storia del calcio italiano. 


Ex centrocampista, inventò il ruolo di libero moderno facendo grandi Juventus e Nazionale grazie a qualità tecniche e a una visione di gioco fuori dal comune per il ruolo. 


Protagonista in 2 Mondiali e 2 Europei, sontuoso il rendimento nel 1982 in Spagna, con quell’azione impostata a testa alta per il terzo gol in finale a farne da manifesto. Chiude da capitano nell’infausta spedizione messicana.

Prossima11 / 26
Prossima12 / 26

12. CENTROCAMPISTA - Giancarlo Antognoni

​Per la fedeltà ai colori di una sola squadra di club, vezzo di un altro calcio con poche eccezioni, ma soprattutto per le enormi qualità tecniche che ne fanno uno dei registi più completi della storia del calcio italiano, avrebbe meritato ben altro. Più vittorie, ma anche godersi di più il successo più importante della carriera. 


E invece quel numero 10 in Spagna brillò fino alla semifinale, prima che un fallo lo tagliasse fuori dalla partita più bella. E che dire di quel gol ingiustamente annullato contro il Brasile


Non avrebbe certo macchiato la favola di Paolo Rossi, ma anche restituito solo in parte il meritato onore a Gianca, protagonista elegante e indiscusso di 9 anni di azzurro, dove entrò a 18 anni, come primo tassello della rivoluzione seguita alla disfatta nel Mondiale ’74.

Prossima12 / 26
Prossima13 / 26

13. CENTROCAMPISTA - Franco Causio

​In una qualsiasi altra Nazionale del mondo, compreso quel Brasile, si sarebbe avvicinato al tetto delle 100 presenze. E invece i gettoni di una delle più forti ali pure del calcio non italiano, ma mondiale, sono stati “solo” 63, spalmati su 11 anni. 


Comunque non una quantità trascurabile, pensando all’agguerrita concorrenza dell’epoca. 


Protagonista assoluto al Mondiale ’78, quattro anni prima aveva assaggiato il Club Italia, lo stesso che riuscì a riconquistare contro tutti i pronostici a 33 anni, poco prima del trionfale Mundial. 


In Spagna fu tra i capitani non giocatori, degna riserva di un Bruno Conti insostituibile e leader silenzioso del gruppo, meritandosi la soddisfazione di calpestare l’erba del Bernabeu pur per 1 solo minuto.

Prossima13 / 26
Prossima14 / 26

14. CENTROCAMPISTA - Bruno Conti

Una delle ali più forti della storia del calcio mondiale, formando insieme a Causio una coppia che non diede vita a una storica rivalità solo grazie alla solida amicizia che li unì. 


Si diedero il testimone a fine anni ’70, quando il Barone, ancora giovane, dovette fare spazio al rampante “brasiliano di Nettuno”. Che, in Spagna, fu il miglior giocatore del Mondiale. 


Capace di segnare un solo gol, con il destro pur essendo il miglior mancino italiano di tutti i tempi, e che disputò una finale spaziale, da campionissimo iper-completo: corsa, partecipazione al gioco e pure il recupero del pallone da cui nacque il 3-1. Amaro il finale con il malinconico tramonto in Messico.

Prossima14 / 26
Prossima15 / 26

15. CENTROCAMPISTA - Giancarlo De Sisti

​Il mitico Picchio potrebbe scrivere una tesi sul tema “Il regista prima dell’avvento del 4-4-2”. 


Vederlo ottenere soddisfazioni come allenatore, e sfiorare lo scudetto nel 1982 alla guida della sua Fiorentina, non ha sorpreso proprio nessuno, perché per intelligenza tattica oltre che per duttilità e qualità tecniche mister lo era già sul campo. 


Capace di vincere la concorrenza di giocatori come Bulgarelli e Juliano, fu titolare fisso in azzurro per pochi, ma intensissimi anni. 


Dalla finale di Euro ’68, disputata a 20 anni, fino al Mondiale messicano, dove risulta tra i migliori giocatori della manifestazione. Visione di gioco, ma anche corsa, conoscenze tattiche e interdizione. Oggi farebbe le fortune di parecchie squadre.

Prossima15 / 26
Prossima16 / 26

16. CENTROCAMPISTA - Andrea Pirlo

Collocarlo nella storia del calcio per il ruolo è facile, essendo di fronte a uno dei primi 3 registi della storia, meno da quello delle presenze, perché a favorirlo nell’abbattere il muro dei 100 gettoni sono stati i tempi moderni, quelli delle cento amichevoli e delle mille partite di qualificazione. 


Un dettaglio, visto che la carriera in azzurro di Pirlo è al di sopra di ogni sospetto, avendo preso il via nel 2002, a “ben” 23 anni, tantissimi per uno così. 


Inevitabile però, dato che da solo due anni era nato il "vero" Pirlo, non più mezza punta incompiuta, ma sublime costruttore di gioco, capace di vedere corridoi nascosti ai giocatori comuni e di telecomandare il pallone con il pensiero prima che con il destro, senza dimenticare la fase di recupero palla, dove ha ugualmente brillato. 


Campione totale: il Mondiale è in bacheca, sono mancati solo i gol su azione. Abbondantemente rimpiazzati da un amore folle per la maglia azzurra.

Prossima16 / 26
Prossima17 / 26

17. CENTROCAMPISTA - Gianni Rivera

​Il più forte calciatore italiano di tutti i tempi insieme a Valentino Mazzola. A unirli, un numero 10 declinato in tutti i modi possibili (regista, rifinitore, goleador e uomo-squadra). 


Eppure il rapporto con la Nazionale è stato tormentato. Senza una spiegazione credibile. In verità uno ce n’è: non gliene fu mai davvero data la possibilità. Da Euro ’68 a Messico ’70, il suo percorso azzurro è lungo 60 presenze e pieno di medaglie, ma anche di amarezze.


Fuori da entrambe le finali, con la staffetta che fece storia al Mondiale. Rapporti difficili con tutti i selezionatori, dovuti a quel carattere senza filtri, in quei 60” contro la Germania nella Partita del Secolo c’è il condensato della sua Italia: responsabile sul 3-3, poi autore del gol vittoria. Piccola, grande rivincita.

Prossima17 / 26
Prossima18 / 26

18. CENTROCAMPISTA - Marco Tardelli

​L’immaginario lo ricorda solo per quell’urlo di liberazione dopo il gol del “non ci prendono più” nella finale del Mondiale ’82, coronamento di una gioia intensa quanto inaspettata. 


Ma ovviamente c’è stato molto di più nel percorso azzurro di "Schizzo", semplicemente uno dei centrocampisti più forti e completi della storia del calcio italiano. 


Neppure le 81 presenze condite da 6 gol, l’ultimo dei quali fu paradossalmente proprio quello alla Germania, possono spiegare l’importanza avuta da Tardelli in tutta l’era Bearzot. 


Giovane titolare al Mondiale d’Argentina e poi all’Europeo casalingo, la trasformazione da terzino a centrocampista box to box ne ha fatto un precursore del panorama internazionale, al netto del mesto declino dell’ultimo biennio azzurro.

Prossima18 / 26
Prossima19 / 26

19. CENTROCAMPISTA - Francesco Totti

​Una storia contraddittoria che non può che avvicinarlo a un altro dei numeri 10 più forti del calcio italiano, Roberto Mancini, ma dannato in maglia azzurra.


A differenziali di fatto c’è solo quel titolo Mondiale, che Mancio avrebbe potuto vivere, pur da comprimario, nel ’90, e che invece il fuoriclasse romanista conquistò nel 2006, grazie a un recupero-lampo dall’infortunio al ginocchio occorsogli a febbraio che influì inevitabilmente sul rendimento in Germania. 


Il rigore all’Australia è allora allo stesso tempo l’autografo iridato e la firma d’addio su un percorso azzurro che si interruppe troppo presto a causa di incomprensioni mai spiegate fino in fondo. 


Il Totti migliore resta allora quello di Euro 2000, quando a 24 anni trascinò i compagni con classe e incoscienza a un passo dal titolo. 


Troppo poco per non avere rimpianti, abbastanza per considerarlo il più grande campione potenziale della storia azzurra.

Prossima19 / 26
Prossima20 / 26

20. ATTACCANTE - Roberto Baggio

Il fuoriclasse completo, allo stesso tempo trequartista, centravanti e seconda punta, assist-man e goleador, dribblomane e maestro dei calci piazzati.


Ha indossato tante maglie di club, ma ha sentito davvero propria fino in fondo solo la divisa azzurra, con la quale però ha potuto incantare troppo poco tempo, a causa di infortuni e incomprensioni passate alla storia con i commissari tecnici succedutisi in panchina. 


Condensa la parte memorabile del suo percorso azzurro tra il ’90 e il ’94, partecipando a due Mondiali: stella nascente in Italia, negli Stati Uniti è il trascinatore tecnico di un gruppo che si aggrappa ai suoi gol per sopravvivere alle polemiche. 


Ma il suo destino è quello di avere una bacheca semivuota: scudetti da comprimario con Juve e Milan e amaro protagonista del decisivo rigore sbagliato a Pasadena


Diventerà uno spot televisivo, ma resterà una spina nel cuore di Roby, poi convocato a singhiozzo per una quindicina di gare distribuite in 5 anni, fino al memorabile-addio tributo del 2004 contro il Portogallo.

Prossima20 / 26
Prossima21 / 26

21. ATTACCANTE - Alessandro Mazzola

Essere riusciti ad affermarsi tra i più forti calciatori italiani nonostante un cognome “pesante” è frutto, oltre che delle qualità tecniche evidentemente ereditate, anche di una personalità innata, di quelle doti da leader che rappresentano solo uno dei tratti distintivi della sua carriera. 


E della sua scheda tecnica, nella quale brillano velocità nel breve e arte del dribbling. Nella specialità è stato uno dei migliori di sempre in Italia, al punto da cambiare tre ruoli, tutti svolti al massimo: regista-trequartista, centravanti e poi interno. 


Se la media-realizzativa non è esaltante (22 gol in 70 presenze) è proprio perché chi fa gol la Nazionale ce l’ha già, e serve chi raccordi centrocampo e attacco. 


Campione d’Europa ’68, la rivalità con Rivera nel ’70 ha fatto male a entrambi, perché la coesistenza era possibile: Rivera era Rivera, Sandrino è uno che debuttò in azzurro contro Pelè…

Prossima21 / 26
Prossima22 / 26

22. ATTACCANTE - Giuseppe Meazza

​A quasi 80 anni dal suo ultimo gol in Nazionale, è ancora al secondo posto nella classifica dei marcatori di tutti i tempi, a quota 33. Un dato eloquente per testimoniare la grandezza planetaria del più completo giocatore italiano di sempre. 


Perché oltre che bomber ineguagliabile, tecnico e virtuoso, ma allo stesso tempo freddo e implacabile sotto porta, Pepin è stato rifinitore e anche interno di centrocampo. 


In azzurro ottenne quelle soddisfazioni sempre negate con le squadre di club, in particolare l’Inter di cui fu bandiera, senza mai però riuscire a vincere uno scudetto.


La sua carriera in Nazionale è costellata di trionfi e partite memorabili: dalla presa di Budapest contro la mitica Ungheria di Puskas alla "battaglia di Highbury" contro i maestri inglesi, due doppiette per la storia.


In mezzo, altri 2 gol alla Spagna nel quarto di finale del Mondiale ’34. Metterà la firma anche sulla seconda Coppa, con quel mitico rigore al Brasile con una mano sui pantaloncini in caduta.

Prossima22 / 26
Prossima23 / 26

23. ATTACCANTE - Silvio Piola

"L'altro Piola". Più estroverso il primo, schivo e professionale Piola. 


E sul piano tattico, impararono a convivere proprio in azzurro: perché Piola fu convocato a furor di popolo, scelto come erede di Schiavio ma solo perché Meazza era infortunato, ma poi la felice intuizione di Pozzo di arretrare il Balilla a centrocampo permise al più prolifico centravanti della storia del calcio italiano, primo e forse inarrivabile (anche per Totti) a quota gol in Serie A, di sprigionare la sua potenza e le sue qualità anche in ambito internazionale, con 5 gol decisivi per la vittoria al Mondiale ’38


Alto, ma insuperabile anche in acrobazia, potente e tecnico, la media-gol in azzurro non teme confronti: 30 centri in 34 gettoni. E pure lui chiude da centrocampista per far spazio a Boniperti.

Prossima23 / 26
Prossima24 / 26

24. ATTACCANTE - Luigi Riva

All’Italia ha dato tutto, non venendone purtroppo ripagato in termini di vittorie. Tutto compreso due peroni rotti, nel ’67 e nel ’70. 


Secondo solo allo stesso Piola per media reti (0,33 contro lo 0,88 del centravanti Mondiale nel 38), ad avvicinarlo all’altro mito Meazza è invece lo storico sorpasso in vetta alla classifica dei goleador di tutti i tempi. 


La sua soglia di 35 centri (in 42 partite) resta ormai ineguagliata da 42 anni. Premio meritato per uno straordinario goleador anticipatore del calcio moderno: professione ala sinistra, dotato di una straordinaria potenza, al tiro e in progressione, abbinata però a senso del gol e tecnica. 


Ma all’Europeo vinto nel ’68 fu ritenuto troppo giovane, e impiegato solo in finale (con gol), mentre nel Mondiale ’70 non fu protagonista come avrebbe potuto, sull’onda dello scudetto appena vinto a Cagliari. È rimasto nel Club Italia per altri 30 anni come team manager.

Prossima24 / 26
Prossima25 / 26

25. ATTACCANTE - Angelo Schiavio

​Il Marco Tardelli o il Fabio Grosso del primo Mondiale. Fu dopo un suo gol che l’Italia capì di avercela fatta. Un beffardo pallonetto da posizione defilata che supera il portiere della Cecoslovacchia, consegnando al mito colui che, ad un primo sguardo, sarebbe potuto sembrare un’ala. 


E invece, ecco il classico centravanti di una volta: potente fisicamente per riuscire a resistere alle marcature inflessibili del tempo, ma anche dotato sul piano tecnico, perché una volta superato il rivale diretto il portiere andava superato con bravura e freddezza. 


Doti presenti in quantità industriali nel bagaglio di uno dei 9 più puri mai visti in azzurro, al punto da “costringere” Piola a rinviare lo sbarco in Nazionale e Meazza ad arretrare a centrocampo. 


E poi, quella scelta di legarsi a vita ai colori della squadra della sua città, il Bologna, con cui vince 4 scudetti. Sì, decisamente un giocatore d’altri tempi…

Prossima25 / 26
26 / 26

26. COMMISSARIO TECNICO - Vittorio Pozzo

Più di Bearzot, pur guida della Nazionale più bella di sempre (Argentina ’78) e capace di compattare il gruppo verso un titolo Mondiale insperato, simile in questo senso a Marcello Lippi. Ma sul gradino più alto del podio non può che esserci “il giornalista-ct”, e non solo per i numeri che lo indicano come il più titolato, con 2 Mondiali, un bronzo olimpico e due Coppe Internazionali (la “nonna” degli Europei). 


Perché l’ex corrispondente de "La Stampa" ha dato un contributo ancora più profondo al calcio italiano, saputo anche rinnovarlo, il calcio italiano, boicottando il Sistema che tanto andava per la maggiore per avvicinarsi al Metodo, accettando però di temperarlo per privilegiare il talento. 


Sua l’intuizione di far coesistere Meazza e Piola, carta vincente del secondo Mondiale. Adattare i giocatori al proprio credo. La ricetta per un tecnico vincente è sempre la stessa da 100 anni…

26 / 26