NAPLES, ITALY - JANUARY 15:  General view of Stadio San Paolo before the Tim cup match between SSC Napoli and Atalanta BC at Stadio San Paolo on January 15, 2014 in Naples, Italy.  (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Gli 8 stadi d'Europa con la visuale peggiore

​Per trovarne di stranieri si è dovuti andare, se non ai confini del continente, quanto meno in zone che non appartengono esattamente alla crème del calcio mondiale. 


Non c’è nulla da fare: dopo aver analizzato gli stadi più belli d’Europa dal punto di vista della visuale, con le poche eccellenze italiane, il tricolore domina incontrastato nella top 8 degli impianti dai quali guardare una partita è un’impresa titanica, tra barriere, vetrate, pali e le immancabili piste d’atletica, retaggi di un’epoca in cui per costruire bisognava strizzare l’occhio a varie lobby. 


I tempi purtroppo non sono molto cambiati, ma la realtà è che in nessun altro paese evoluto d’Europa ci sono stadi scomodi e inguardabili. In tutti i sensi.

8. Marc'Antonio Bentegodi - Verona

​Toccateci tutto, ma non il nostro Marc’Antonio. 


Appassionati del Verona e del Chievo concordano nella storicità dello stadio, ma l'averci vissuto momenti indimenticabili non basta a negare che i segni del tempo si vedono tutti. 


La novità del 2016, la spartizione delle Curve con la Sud riservata ai tifosi dell’Hellas, e la Nord tutta per il popolo del Ceo, non ha risolto il problema di fondo, legato alla visuale dal settore parterre, praticamente disastrosa. 


Eppure, la situazione era migliorata dopo il rifacimento in occasione del Mondiale ’90, ma paradossalmente l’aumento della capienza ha aumentato alcuni problemi, come quello legato all’impianto di illuminazione, non soddisfacente appieno per le squadre, e spesso pure per i tifosi. Che non vedono la gara, e spesso neppure si vedono tra loro....

7. Balchik Stadium - Chernomorets

​Impossibile non citare questo gioiellino assoluto, balzato agli onori delle cronache nelle ultime stagioni grazie alle imprese della squadra locale, affacciatasi spesso in Europa League.


Le immagini parlano da sole: interamente in pietra, mai sottoposto ad alcun rifacimento, il Balchik è uno dei pochi esempi con cui possiamo risollevarci il morale. 


E pensare che risale “solo” agli anni ’50. La bella notizia è che può ospitare solo 6000 posti.

6. San Paolo - Napoli

Storia di un pezzo d’Italia che non c’è più. Non solo calcistica. La Napoli del pallone merita di più, e tra poco lo avrà, visto che il piano di ristrutturazione dell’impianto di Fuorigrotta è stato ormai depositato dal presidente De Laurentiis


Quel giorno, che porterà a un totale restyling dello stadio, scenderà qualche lacrimuccia sul viso dei nostalgici, ma il tempo è ormai scaduto. 


Strutture e architetture sono non sono superate, ma pure in pericolosa decadenza, e quell’infinita pista d’atletica, ovviamente mai usata, e figlia dei compromessi di un tempo, rende la partita di difficile visualizzazione dalle Curve, e dal primo anello. Che peraltro sono l’unico settore quasi sempre pieno…

5. Sant'Elia - Cagliari

​Sparare sulla croce rossa non è mai piacevole, ma non è neppure possibile ignorare i mille problemi di uno degli stadi più tormentati d’Italia, fin dalla sua nascita. 


Viene da dire menomale che il trionfo vero e irripetibile, i tifosi rossoblù se lo sono potuti godere nel vecchio Amsicora, scenario quello sì all’altezza! 


Inaugurato proprio nel 1970, dopo il tricolore, il flop fu immediato, tra strutture e vie d’accesso, compresa ovviamente la visibilità, rimasta precaria anche dopo i tanti lavori effettuati, per il Mondiale ’90, e nel 2003, con la copertura della pista d’atletica, lavori che hanno ignorato il progressivo sprofondamento del prato.


4. Renato Dall'Ara - Bologna

​Stessi problemi condivisi con gli altri “colleghi”. Ci sono stadi più antichi, ma quella pista a 8 corsie proprio non si può vedere, rendendo praticamente impossibile la visuale per i tifosi ospiti. 


Spalti lontanissimi dal campo, la sensazione di freddezza trasmessa anche nelle partite di cartello si associa con la scomodità dei seggiolini, che rendono ancora più difficile la “sopportazione” di uno spettacolo praticamente invisibile.


E se si mette pure a piovere, è la fine, vista l’assenza di copertura. I lavori per il Mondiale ’90 non hanno migliorato la situazione. Se non fosse per la storica torre di Maratona

3. Olimpico - Torino

​La prima considerazione è che il gran momento vintage che sta vivendo la squadra granata, meriterebbe ben altro scenario. 


La seconda spinge a non farsi ingannare dalle ottime recensioni da parte di chi ha frequentato le tribune del vecchio Comunale per assistere a concerti, o direttamente alle cerimonie inaugurale e di chiusura dell’Olimpiade 2006, il vero, e di fatto unico, motivo per cui l’impianto fu riportato in vita. 


Trattasi infatti, appunto, di uno stadio non adatto al calcio, o almeno non più, o meglio ancora non adatto agli spettatori di una partita di calcio. La pista d’atletica è stata coperta, ma la distanza tra le curve e il campo è ancora ampia, senza considerare la freddezza e la vetustà dell’intera struttura. 


Ovvie conseguenze sulla visuale, che diventano addirittura imbarazzanti per i disabili, che si trovano davanti un’inquietante vetrata.

2. Artemio Franchi - Firenze

​Rifacimento cercasi. Anzi nuovo stadio. Campo di Marte segna il passo, e il popolo viola aspetta novità che non arrivano. Impianto tropoo grande, e scoperto per larga parte. 


L’eliminazione delle barriere non basta a mascherare il fatto che il tutto esaurito non si registra neppure ormai nelle partite contro la Juventus, che il “formaggino” per gli ospiti è qualcosa di tremendamente superato, e che la lontananza delle curve dal campo è da primato italiano. 


Classico esempio di impianto che spinge ad abbonarsi a digitale terrestre o satellite.

1. Euganeo - Padova

​Questo invece è un classico esempio per zittire chi pensa che uno stadio nuovo faccia rima con modernità. 


Certo, oggi il mitico Appiani non sarebbe più al passo con i tempi, ma la costruzione dell’Euganeo, inaugurato in occasione del ritorno in A del Padova nel ’94 dopo 32 anni, ha risposto a esigenze architettoniche del tutto inspiegabili. 


Smisurata la capienza (32.500 posti), la forma quadrata scelta per tribune e curve non ha un perché, al pari della decisione di costruirci la pista d’atletica, già inconcepibile in generale al giorno d’oggi, e incredibile per un impianto così piccolo. 


Ovviamente, il risultato è una visuale pessima da ogni settore, e un’inevitabile sensazione di freddezza e inospitalità per giocatori e spettatori ospiti. Quelli di casa ormai ci sono abituati…