I migliori secondi portieri nella storia della Juventus

Per ricoprire il ruolo di secondo portiere serve una vocazione, quasi più ancora che qualità tecniche comunque imprescindibili, in particolare in una grande squadra. 


Se poi si parla di Juventus, il concetto si approfondisce, perché nella storia bianconera le epopee tra i pali sono state frequenti. 


Dalle 8 stagioni da titolare di Anzolin e Viola, alle 9 di Tacconi, fino ai regni di Zoff (10 anni), Combi (14) e Buffon, ancora in sella dopo 14 stagioni da numero uno incontrastato. Va bene che si possono vincere titoli anche senza giocare, o facendolo poco, ma non è per questo che tanti 12esimi sono rimasti nel cuore dei tifosi. 


Tifosi veri, o uomini-spogliatoio, ecco 6 nomi che fanno parte a pieno titolo del romanzo bianconero.

6. Piloni

​Rispetto al collega Alessandrelli, con il quale ha condiviso il crudele “destino” di vice Zoff, che in 10 anni di Juve non saltò neppure una delle 300 partite di campionato in programma, Piloni si è risparmiato il subentro-shock al mito Dino, che all’ultima giornata del campionato ’80-81 lasciò spazio nel secondo tempo ad Alessandrelli, con la Juve che passò dal 3-0 al 3-3 contro l'Avellino. Piloni vanta una manciata di presenze in più, 27 in totale in sette stagioni, e la formazione nel vivaio bianconero, oltre alla conquista da comparsa di tre scudetti (’72, 73, 75). 


Dopo una stagione in prestito alla Casertana, rientrò alla base già a 21 anni, nel 1969, ma per fare il terzo dietro Anzolin e Roberto Tancredi. 


Le cose non migliorarono con l’arrivo di Carmignani prima e Zoff dopo. Appena 8 le partite di campionato, prima di riscattarsi a Pescara, contribuendo da titolare alla prima promozione in A dei biancazzurri, nel 1977.

5. Vavassori

Nel 1961 Lorenzo Buffon, prozio di Super Gigi, titolare in Nazionale, subì la frattura del setto nasale durante un’amichevole contro l’Inghilterra a Wembley. 


Toccò al debuttante Vavassori, sul quale però si accanì la cattiva sorte, che in futuro sarebbe stata ancora più crudele, portandoselo via a soli 49 anni. Papere assortite, e gli azzurri perdono 3-2. 


La carriera azzurra termina qui, proprio al termine della stagione che aveva visto Vavassori coronare il lungo inseguimento a una maglia da titolare. 


Prodotto del vivaio bianconero, torna per fare da riserva nel 1955, dopo una stagione in prestito alla Carrarese. 


Dopo uno scudetto da comparsa (’58), e uno da co-titolare (’59), nel 1960 ruba il posto a Mattrel, e fa 30 su 30 in campionato. 


La carriera sembra decollare, ma quella papera gli costa il declassamento al Catania, dove resta per cinque stagioni. Poi va al Bologna e indossa la maglia scudettata nel 1966.

4. Luciano Bodini

​Dopo Alessandrelli e Piloni è stato l’ultimo dei famosi vice di Dino Zoff, avendo però la fortuna di arrivare in bianconero “solo” quattro anni prima del ritiro del Mito bianconero. 


Prelevato a 25 anni, nel 1979, dalla fucina Atalanta, dopo essere stato a guardare fino al 1983, con 0 presenze in campionato, l’avvento di Tacconi si aprì qualche spiraglio. 


La carriera da secondo era tracciata, ma nel 1984 Trapattoni non esitò a consegnargli la maglia da titolare a metà stagione, in coincidenza con un passaggio a vuoto del titolare. 


Occasione sfruttata, con 25 partite senza macchie tra campionato, Coppa Italia e Coppa Campioni: c’è lui tra i pali nella prima vittoria in Supercoppa Europea


Ma per la triste finale dell’Heysel, Tacconi si era già ripreso il posto, e Luciano tornò nell’oblio: appena 7 presenze nelle quattro stagioni successive.

3. Michelangelo Rampulla

​Potendo, tanti eterni secondi avrebbero scelto la carriera da vice di Angelo Peruzzi


Perché con il popolare Cinghialone c’era sempre da divertirsi negli spogliatoio, e poi perché la tendenza all’infortunio muscolare da parte dell’ex romanista dava tanto spazio al 12°. 


Fatto sta che tra i due nacque un’amicizia profonda, condivisa anche nel primo anno dell'era Buffon, sempre da fedele scudiero


Siciliano, ma da sempre tifoso juventino, la fama la trovò in una domenica di fine inverno del ’92, segnando di testa il gol del pareggio della sua Cremonese contro l’Atalanta


In bianconero approdò nella stagione successiva, ma ovviamente non per questo, bensì per le qualità mostrate in grigiorosso e ancor prima a Cesena. 


Fisico normale, seppe compensare con una notevole reattività e un ottimo senso della posizione. 


Il calcio della sua epoca non richiedeva doti eccelse con i piedi, ma di parate decisive ne ha fatte tante anche nelle numerose partite europee disputate, ben 20. 


Numero 12 per sempre.

2. Carlo Mattrel

​Con Vavassori, amico-rivale tra i bianconeri, condividerà un destino amaro sia in Nazionale, e nella vita: in azzurro sarà incolpevole protagonista nell’infausto Mondiale in Cile nel ’62, fuori dal campo morirà in un incidente stradale a soli 39 anni. 


Prima aveva fatto in tempo a porsi all’attenzione della critica grazie a un talento naturale poi non esploso del tutto. 


Torinese doc, cresciuto nella Juventus, dopo una stagione in prestito ad Ancona, la sua carriera in bianconero si divide in due parti: titolare tra il ’57 e il ’60, anche nella stagione dello scudetto della prima Stella, poi perde il ballottaggio con Vavassori e va in prestito al Palermo. 


Torna, ma la festa è finita, perché davanti ha Anzolin, che gli concede solo 17 partite tra il ’62 e il ‘65.

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1. Marco Storari

​Cinque anni vissuti intensamente. 


Arrivato a Torino nell'estate 2010, dopo aver contribuito al sorprendente quarto posto della Sampdoria, per sostituire per almeno sei mesi Gigi Buffon, reduce dall’operazione alla schiena dopo il Mondiale, l’estremo difensore pisano ha vissuto da protagonista l’ultima parte del declino, e tutta la rinascita del club bianconero. 


Dal secondo dei due settimi posti, vissuto titolare per metà stagione, al ruolo di fedele scudiero dell’amico Gigi durante il quadriennio sculettato. 


Fondamentale per gli equilibri dello spogliatoio, le partite sottotono si contano sulle dita di una mano, e allora il successo in Coppa Italia è stato un premio meritato per chi, a 38 anni, è riuscito nell’impresa di non sentire il peso della ruggine, acuibile visto il ridotto impiego. In carriera ha giocato infinitamente poco rispetto alle qualità mostrate, la prossima missione sarà riportare in A il Cagliari. 


E potrebbe non essere l’ultima.

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