23 gennaio 1994, Roma-Udinese e un attentato mafioso sventato per un dettaglio. Anzi, un miracolo

Julian Finney/Getty Images
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2 luglio 2020, è il giorno (anzi, la sera) di Roma-Udinese. Forse non tutti sanno che questa gara, nel lontano 1994, poteva essere il teatro di uno degli attentati di stampo mafioso più grandi mai visti in Italia. Grazie al cielo, e ad un piccolo dettaglio, non andò così.

Gli "anni di piombo" funestarono l'Italia dal 1968 per circa vent'anni, con il triste culmine nella tragedia della stazione ferroviaria di Bologna dell'agosto 1980, con un ordigno che ne distrusse gran parte e che causò 85 vittime. Nel 1994 cominciava un "nuovo mondo" per il Bel Paese, dopo lo scandalo Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica. E' anche l'anno della discesa in politica di Silvio Berlusconi, che resiste anche ai giorni nostri con alterne fortune. Due anni prima, il 23 maggio 1992, l'Italia venne scossa dalle fondamenta con il vile attentato al magistrato Giovanni Falcone, che ha pagato con la vita sua battaglia alla mafia. Falcone, insieme alla moglie e agli uomini della scorta, venne travolto da tonnellate di esplosivo che fecero saltare in aria un tratto dell'autostrada A29: un attentato di stampo mafioso tristemente noto come la "Strage di Capaci".

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Un excursus all'indietro che serve per far capire qual era il (pesante) clima dei tempi. Nel gennaio 1994, allo Stadio Olimpico, la Roma di Carlo Mazzone era di scena contro l'Udinese. Clima piovoso e sconfitta 2-0, con le reti friulane di Branca (che poi diventerà direttore sportivo all'Inter anni più tardi) e Pizzi. Per una volta l'aspetto sportivo passa in secondo piano, perchè nei piani della mafia si sarebbe dovuto replicare, con una portata distruttiva ancora maggiore, quello che era successo a Capaci e a Via D'Amelio, dove a Palermo (poco dopo Falcone) venne ucciso anche il magistrato Paolo Borsellino. L'atto conclusivo della sanguinosa strategia della tensione messa in atto da cosa nostra (volutamente minuscolo) per vincere lo Stato.

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In viale dei Gladiatori, quel giorno, era posizionata una Lancia Thema davanti al presidio dei Carabinieri. L'auto, imbottita di tritolo e chiodi, sarebbe dovuta esplodere alle 16.30, nel momento del passaggio del pullman dei Carabinieri e dell'uscita di migliaia di persone dall'impianto (per Roma-Udinese erano 44 mila spettatori). L'esplosione dell'auto avrebbe generato un cratere grande tre volte la macchina, lanciando a metri di distanza pezzi di asfalto. Una rappresaglia verso lo Stato che sarebbe entrata nei libri di storia per una portata di distruzione drammatica. Ma sulle pagine dei nostri libri, fortunatamente, non ne troveremo mai traccia: il telecomando che avrebbe dovuto far esplodere la Lancia Thema, non sappiamo se per semplice coincidenza, fortuna, o intercessione divina, si inceppò, facendo naufragare l'attentato. Ad ogni modo... fu davvero un miracolo.


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