I cinque peggiori allenatori della Serie A 2014/2015


Ieri abbiamo selezionato i 5 allenatori migliori della Serie A 2015, ma resta ancora aperta l'altra faccia della medaglia. Diventa quindi obbligatorio decretare anche i 5 tecnici che hanno maggiormente deluso le attese, entrando troppo a lungo nel tunnel delle sconfitte.​

5. Stefano Colantuono

​Il quinto anno di Colantuono sulla panchina dei nerazzurri è stato sicuramente il peggiore. La cessione di Bonaventura non può bastare a giustificare un simile tracollo, che ha visto precipitare i bergamaschi dal pregevole undicesimo posto della scorsa stagione, a una deprimente diciassettesima piazza. Dopo 25 giornate l'Atalanta era soltanto 3 punti più in alto del Cagliari, ad un soffio quindi dalla zona retrocessione, avendo collezionato meno punti rispetto alle partite disputate: non poteva non scattare l'esonero da parte della società, che è puntualmente sopraggiunto in favore di Eddy Reja il quale ha rimpiazzato il mister romano avviando un pur leggerissima risalita (ora alla salvezza ufficiale mancano soltanto sei punti).

4. Andrea Mandorlini

​Qualcosa sembra aver spezzato la magia: non appena l'allenatore di Ravenna era approdato a Verona, era immediatamente sbocciato un feeling senza eguali, che ha permesso ad una squadra in piena crisi di risalire la china emigrando dalla Serie C alla A in soli tre anni, di spingersi fino agli ottavi in Coppa Italia durante le annate in B, e di esordire col botto nel massimo Campionato lo scorso anno, navigando quasi costantemente in zona Europa e chiudendo dignitosamente al decimo posto.


Da settembre però le cose non girano più come dovrebbero: analogamente a Colantuono, anche Mandorlini ha dovuto fare a meno del suo uomo migliore (quell'Iturbe che ha tanto deluso nelle fila giallorosse), e come se non bastasse l'iniziale apatia di Luca Toni (lasciata abbondantemente alle spalle da Capodanno in poi) ha complicato notevolmente il cammino gialloblu in Campionato.


La partita di domenica sarà cruciale, perché al Bentegodi andrà in scena il Derby dell'Arena: all'andata se l'era aggiudicato il Chievo, che guarda i cugini dall'alto del suo punticino in più. Se le vendetta dovesse fallire, probabilmente la panchina di Andrea comincerà a traballare pericolosamente.

3. Roberto Mancini

Doveva fungere da il salvatore della patria, colui che avrebbe risolto senza troppi patemi la drastica situazione in casa Inter, ma non è stato nulla di tutto ciò: atterrato a Milano fra mille clamori, era stato presentato come il grande ritorno di colui che aveva avviato il gratificante ciclo dell'Inter post-Calciopoli.


Infatti, dopo un avvio di stagione da incubo per il popolo nerazzurro, la dirigenza si era convinta che il responsabile di tutti i mali fosse il tecnico Walter Mazzarri, e che con l'esonero di quest'ultimo la crisi sarebbe terminata e le tensioni attenuate. A quanto pare invece, non bastava sostituire il coach per aggiustare un collettivo parecchio lacunoso: in oltre sei mesi Mancini è stato eliminato indegnamente dall'Europa League ed è salito di una sola posizione in classifica (ora è ottavo), senza apportare alcuna modifica dal punto di vista del gioco (che continua ad essere prevedibile, confusionario e a tratti perfino ridicolo), nonostante i nomi altisonanti che gli erano stati appositamente forniti durante il mercato invernale (Brozovic, Podolski e Shaquiri su tutti).


A quanto pare le radici della crisi nerazzurra erano a monte, ed andavano ricercate parecchio in profondità, non solo superficialmente nella figura del tecnico: fino a questo momento il tanto invocato rientro in Italia di Roberto è stato un flop clamoroso.

2. Filippo Inzaghi

​“Con Inzaghi vinceremo lo scudetto!”. Così proclamava un euforico ed entusiasta Silvio Berlusconi a fine agosto, convinto di poter competere per il titolo grazie alla guida di Superpippo. Le prime due vittorie avevano contribuito a rafforzare questa ideologia, e addirittura lo scontro diretto con la Juventus della terza giornata era stato presentato come una prima “sfida scudetto”.


Da lì però è calato il buio più totale: 37 punti raccolti in 32 gare, un disastro che nemmeno i predecedessori di Pippo (Allegri e Seedorf) erano riusciti a combinare. Anziché lottare per il tricolore, il Milan sta sudando per chiudere il Campionato almeno nella metà sinistra della graduatoria, avendo già abbandonato ogni miraggio di qualificazione perfino all'Europa League.


Inzaghi è inevitabilmente finito dritto sul banco degli imputati, e la tifoseria chiede a gran voce la sua testa: un fallimento su tutta la linea, quello messo in mostra dall'ex bomber rossonero, incapace di attuare alcun tipo di contromisura, di inventare adeguati rimedi in corsa, e di arrestare l'uragano di sconfitte che si è abbattuto furiosamente sul Diavolo. Bocciato senza appello.

1. Zednek Zeman

​Non era affatto semplice far peggio di Inzaghi quest'anno, ma il tecnico boemo ci è riuscito alla grande. I bei tempi di Zemanlandia sembrano finiti da un pezzo, e lo stile di gioco iperoffensivo di Zeman pare oramai obsoleto e superato.


Più che dal punto di vista dei risultati e delle prestazioni però, l'ex mister dei rossoblu ha toppato nello stile: esonerato dopo 16 giornate, è tornato a Cagliari in pompa magna salvo poi dimettersi 5 partite dopo in malo modo (raccattando solo un pareggio seguito da quattro sconfitte consecutive).


Il suo magro bottino stagionale consiste in 13 miseri punti racimolati in 21 giornate, senza alcuna vittoria casalinga: se ora gli isolani si trovano in piena zona retrocessione e con la seconda peggior difesa della Serie A, una grossa fetta di colpa se la merita il boemo, autore di un'annata pessima, forse tra le peggiori della sua carriera.