L'intervista tratta dalla Gazzetta dello Sport al capitano storico rossonero Paolo Maldini che parla della sua squadra amata, il Milan, e sulla Nazionale da il suo parere, parole a 360 gradi!


Tutto iniziò quel 20 gennaio 1985 a Udine, quando Liedholm la fece entrare al posto

di Battistini.


"Sono molto legato a lui, per me è stato un tecnico importantissimo. Ha creduto subito nelle mie qualità. Un allenatore perfetto per un ragazzo di 16 anni che si portava dietro un cognome importante. Il suo insegnamento più importante è stato: 'Ricordati sempre che il calcio è un gioco. Quindi entra in campo e divertiti'. Si dice che il grande Milan sia nato con Liedholm in panchina: è assolutamente vero".


Altri tempi, altri giocatori. Insomma, un altro Milan rispetto a quello attuale.


"Sono cambiate tante cose. Questo Milan è un gruppo nuovo con un allenatore nuovo. La realtà è che non sanno ancora quale può essere il vero obiettivo: di certo non il campionato, però credo possano entrare nella lotta Champions".


Come mai tanta differenza nei risultati sul campo rispetto a quando giocava lei?


"Semplice: tempi diversi e investimenti diversi. E a questi ultimi corrispondono risultati diversi. È un'equazione che non sbaglia mai".


Dipende quindi dal budget, che negli ultimi anni si è notevolmente ridotto?


"Senza soldi la gestione è complicata. Ma la campagna acquisti dice che il club ha programmato poco. Occorre mettere a fuoco l'obiettivo: se è vincere, allora non è stato fatto abbastanza. Questa non è una squadra costruita per vincere".


Rammarico per non vivere la situazione all'interno del club?


"No, sono tranquillissimo. Ci sono stati dei contatti, poi non ho più sentito nessuno. Se mi chiamassero, ne parlerei volentieri, ma non sono io che cerco loro. E non è scritto da nessuna parte che debba lavorare al Milan. Se capiterà, bene, altrimenti va bene lo stesso. Per adesso non c'è nulla che mi faccia tornare sui miei passi".


Fra i tanti amici ritroverebbe Inzaghi in panchina.


"Se è arrivato dov'è, significa che è bravo. La gavetta non è indispensabile, io ho avuto diversi compagni che erano già potenziali allenatori. Lui era uno di quelli che pensavo ce l'avrebbe fatta".


Ma lei un pensierino alla panchina, proprio mai?


"No, non mi intriga".


Conte è l'uomo giusto per la Nazionale?


"Scelta azzeccata. E' pieno di energie, ha idee, è il migliore c.t. possibile".


Anche Tavecchio presidente federale?


"Il nostro calcio non si rinnova, e questa ne è l'ennesima dimostrazione. Perché alla fine anche il calcio è politica".


Balo tornato in Inghilterra: una sconfitta o un sollievo?


"La sua vita è nelle sue mani. Ma non è detto che il percorso di crescita si completi".


Ha parlato di storia meravigliosa col Milan: quanto l'ha ferita la contestazione di alcuni tifosi il giorno dell'addio a San Siro?


"Sono contento di quanto successe. In quel modo, quel giorno, ho preso le distanze da un tipo di mondo a cui non ho mai sentito di appartenere".


FONTE: Gazzetta Dello Sport